venerdì 24 ottobre 2014

Cheesecake al fondente gluten free ultra facile e leggero


Cucinare assieme ai nostri cari rafforza i legami, tra due persone che sia amano può diventare un gioco seducente, tra amici può aumentare la sintonia e il divertimento, con i propri figli può essere un momento d'unione e apprendimento. 
Però, per cucinare con i più piccoli, bisogna seguire alcuni accorgimenti: supervisionare ogni passaggio, scegliere ricette facili, eliminare i pericoli. Per renderli partecipi e farli divertire dovete lasciargli la possibilità di mettersi all'opera in tutto quello che può essere alla loro portata, proprio come ho fatto io. Certo, la vostra torta non sarà perfetta ma ricordare è il sapore quello che conta. Per prima cosa potete permettergli di rivestire la teglia con la carta da forno. Se avete delle forbici arrotondate e i bambini hanno almeno 6-7 anni potete fargli ritagliare i contorni alla perfezione per non avere l'effetto carta stropicciata sul dolce (come invece è successo a me), in caso contrario (il mio) strappate un pezzo di carta da forno e fategliela sistemarla come meglio riescono nella teglia. Spiegategli come preparare la base biscotto permettendogli di stenderla sul fondo della teglia mentre voi sciogliete il cioccolato fondente cosi, essendo occupati, non si renderanno conto del passaggio che loro non posso fare a causa del fuoco. Permettetegli di montare la panna, mescolare, versare e mettere in frigo il dolce perchè alla fine si sentiranno soddisfatti e mangeranno la loro torta sentendo anche il profumo di una delle loro prime conquista da quasi adulto. 
Questa mia versione della cheesecake è leggermente diversa dalla solite perchè ho cercato di semplificare i passaggi, non aggiungere troppi ingredienti e renderla meno pesante e grassa possibile. 


INGREDIENTI:
-200 g di biscotti senza glutine
-100 g di burro
-1 cucchiaio di zucchero di canna
 -250 ml di panna vegetale
-125 gr di philadelphia light
-2 cucchiai abbondanti di zucchero a velo
-85 g di cioccolato fondente 70%
-20 g (all'incirca) di cioccolato per la decorazione




OCCORRENTE:
-una teglia rotonda con diametro pari a  20-22 cm quindi da 8 massimo 10 persone
-carta da forno
-fruste elettriche
-frusta a mano
-una marisa
-un cucchiaio
-una bilancia da cucina
-3 ciotole (una per la base, una per la panna e una per la philadelphia)
-pentola per sciogliere il cioccolato a bagno maria
-pelapatate per i riccioli di cioccolato della decorazione
-mixer da cucina per tritare


PROCEDIMENTO:
Versate, in una ciotola abbastanza grande, i vostri biscotti tritati precedentemente con l'aiuto di un mixer, aggiungete lo zucchero di canna, il burro ammorbidito e amalgamate in modo da ottenere una palla liscia da stendere sul fondo della vostra teglia. Sciogliete, a bagnomaria, il cioccolato fondete e mentre lo lasciate raffreddare un po' montate la panna e lavorate la philadelphia con lo zucchero a velo. Per non smontare la panna versate il cioccolato nella philadelphia e lavoratelo con le fruste per qualche minuto in modo da abbassare la temperatura di quest'ultimo per poterlo incorporare nella panna. Versate la panna nella cioccolata con la philadephia e, con l'aiuto della frusta a mano, girate delicatamente dall'alto verso il basso per non perdere la compattezza della panna montata. Con l'aiuto della marisa travasate la crema nel vostro stampo e lasciate raffreddare la cheesecake, per almeno 3-4 ore, nel ripiano più freddo del frigo. Usate il pelapatata per create dei ricci di cioccolato da utilizzare per decorare il vostro dolce.


Se si cucina insieme tutto è più bono e goloso!


Dedico questa torta alla mia amica Antonella perchè è semplice come ciò che ci lega, buona come la nostra amicizia, fresca come la rubrica che curiamo insieme, leggera come la lontananza che rafforza il nostro rapporto e si può preparare a 4 mani con le persone alle quali vogliamo bene. Tanti auguri!!! ;)

Con questo dolce facile, veloce e leggero partecipo alla raccolta 100% Gluten Free (FRI)DAY
I Love Gluten Free (FRI)DAY - Gluten Free Travel & Living

mercoledì 22 ottobre 2014

Fatterellando : Giuseppe Verdi, il Nabucco



Giuseppe Verdi ( Roncole di Busseto 1813 - Milano 1901 ) è il grande protagonista dell'Opera
italiana dell'Ottocento per almeno due motivi fondamentali: il gran numero di anni in cui " tenne " le scene
del Teatro dell'Opera dal 1842 ( Nabucco ) al 1893 ( Falstaff ); e, fatto più sostanziale, la sua inesauribile
capacità di rinnovarsi, a contatto con tutte le tensioni culturali del suo secolo, riportando alla sua personalissima cifra ogni apertura verso altre esperienze. Come dire che una puntuale conoscenza della 
produzione verdiana è un'impresa complessa e di grande mole, ed è , soprattutto, un'impresa conoscitiva degli aspetti vari e contraddittori di uno dei momenti certamente più avvincenti  della storia della cultura europea.
Fu di umili origini e rimase per molto tempo ai margini della vita musicale, formandosi con umili maestri, a contatto con la musica di chiesa e la banda locale. Milano rimase un miraggio per molti anni: fu anche respinto agli esami  di ammissione al Conservatorio perchè ormai fuori età e perchè non sembrò opportuno fare un'eccezione per doti di pianista tutt'altro che eccezionali. A Milano rimase per prendere lezioni private dal Lavigna, maestro concertatore al cembalo, alla Scala, e così trovò modo di entrare poco alla volta nel Teatro, facendosi apprezzare dall'impresario Merelli.
Fino a questo punto della sua vita ( 1838 ) suo protettore era stato  il commerciante melomane di Busseto,
Barezzi, di cui aveva sposato la figlia Margherita nel 1836. Ora l'appoggio del Merelli gli aprì le porte della Scala dove riuscì a far rappresentare la sua prima opera, Oberto, conte di San Bonifacio ( 1839 ).
L'opera ebbe successo ma nessuno avrebbe sospettato in quel decoroso ricalco di opere donizettiane il
futuro genio.Una successiva Opera Buffa, Un giorno di regno ( 1840 ) ebbe un fiasco così clamoroso da porre nel giovane Verdi il dubbio se abbandonare la via del teatro musicale. L'insuccesso dell'opera buffa venne a coincidere con una vasta tragedia familiare, la morte dei due figlioletti e della moglie. Solo l'incoraggiamento del Merelli lo indusse a ritentare la sorte con un 'opera alla Scala: Nabucodonosor, poi universalmente conosciuto come Nabucco. 

L'OPERA
Il Nabucco è un melodramma in 4 atti composta su libretto di Temistocle Solera, il quale trasse ispirazione direttamente dalla Babbia letta nella traduzione di Giovanni Deodati. I riferimenti al vecchio testamento riguardano principalmente il regno di Giuda e la sua invasione da parte del re babilonese Nabucodonosor, nel 587-586 a.C., quando fu saccheggiato il tempio di Gerusalemme portando alla deportazione dei vinti in Babilonia. I cantanti della prima rappresentazione furono: il baritono Giorgio Ronconi, il basso Prospero Derivis e il soprano Giuseppina Strepponi (futura moglie di Verdi). All'interno dell'opera si snoda una doppia storia d'amore e gelosia tra le figlie del re: Fenena ed Abigaile con l'ebreo Ismaele. A fare da cornice vi è poi il contrasto fra la fede nell'unico dio degli ebrei e le divinità pagane di Belo. Il Nabucco ancora oggi è tra le opere più rappresentate nei teatri di tutto il mondo nonostante le sue difficoltà nell'esecuzione. Il "Va, pensiero", per esempio, è talmente importante a livello storico da esser stato anche introdotto nel film "Sissi-Il destino di una imperateci" per mostrare il patriottismo degli italiani. 
PRIMA PARTE- GERUSALEMME
Il re di Babilonia, Nabuccodonosor, si trova alla porte della città dopo aver sconfitto gli Ebrei. Pertanto Zaccaria, profeta ebraico, tenta di confortare la sua gente parlandogli di Dio. Fenena, figlia di Nabuccodonosor, è tenuta in ostaggio dal nipote del re di Gerusalemme, Ismaele. Quest'ultimo, però, è sul punto di tradire il suo popolo lasciando libera la prigioniera che in passato l'aveva liberato perchè perdutamente innamorata di lui. Mentre i due organizzano la fuga nel tempio giunge Abigaille, sorella di Fenena, che minaccia quest'ultima costringendola a rinunciare a Ismaele. Sul finale della scena irrompe Nabucco pronto a saccheggiare la città ma Zaccaria, disposto a tutto per salvare la sua gente, minaccia di uccidere Fenena salvata nuovamente dall'amato Ismaele.
SECONDA PARTE-L'EMPIO
La scena cambia. In questa seconda parte ci troviamo nella Reggia di Babilonia, ove la giovane Abigaille trova un documento nel quale viene specificato che lei è una semplice schiava e non  la figlia di Nabucco. Il re destina il trono alla figlia minore, Fenena, mentre Abigaille è tenuta in schiavitù. Il gran sacerdote di Belo avverte Abigaille che Fenena sta liberando gli Ebrei questa scoperta porta il popolo assiro ad acclamare come nuova regina la schiava. Ismaele, dopo aver incontrato i Leviti, decide di fuggire dalla reggia, ma grazie all'arrivo di Anna che avverte il popolo ebreo della conversione di Fenana le cose si sistemano. Nel frattempo arriva Abdallo che annuncia la morte del re. Abigaille intima a Fenena di renderle la corona, ma con gran stupore di tutti giunge Nabucco che strappa la corona dalle mani della figliastra. Il re ripudia il dio di Babilonia e quello degli Ebrei e in un impeto d'orgoglio si autoproclama dio. In seguito all'affermazione un fulmine lo colpisce e Abigaille coglie l'occasione per impossessarsi della corona.
TERZA PARTE- LA PROFEZIA
Nei orti pensili Abigaille riceve gli onori delle varie autorità del regno. Nabucco, invece, viene fermato dalla guardie mentre tenta di riappropriarsi della corona e condannato a morte. L'uomo, in un momento di lucidità, si rende conto che tale condanna porterebbe anche alla fine della figlia pertanto chiede di lasciarla viva ma la crudele Abigaille, distrutto il documento che certificava la sua vera identità, fa arrestare il padre.  Sulle sponde dell'Eufrate un coro di ebrei invoca il "va, pensiero".
QUARTA PARTE- L'IDOLO INFRANTO
Dagli appartamenti della reggia  Nabucco vede tra gli ebrei condannati a morte anche la figlia Fenena. Abdallo, vista la situazione nella quale si trova il suo re, raggruppa un manipoli di guerrieri fedeli tentando d'insorgere. Fanena, condotta negli orti pensili, è ormai pronta al martirio quando Nabucco irrompe, la statua di Belo cade, i prigionieri vengono liberati e il re si siede sul suo trono. Abigialle si avvelena e in punto di morte chiede perdono a Fenena benedicendo il suo matrimonio con Ismaele. L'atto si conclude con Zaccaria che nomina Nabucco re dei re.



Morì a Milano il27 gennaio 1901 all'Albergo Milan
Chiese funerali modesti ma non fu possibile vietare a tutto un popolo che lo aveva acclamato
e venerato di rendergli gli ultimi onori. Dopo un primo, modesto funerale ne seguì un secondo
del quale conserviamo iconografie impressionanti.
Quel popolo forse comprendeva che con Verdi era finita una grande età del teatro musicale,
forse irripetibile.

La curiosità di Antonella
Verdi vide sparire negli ultimi anni della sua vita tutte le persone care, prima fra tutte la seconda moglie Giuseppina Strepponi e i suoi numerosi amici. Compì allora un'opera anche come uomo:
la casa per musicisti. Costruita su progetto di Camillo Boito fu pensata dal donatore non come un
ricovero , ma come un luogo di serenità per i colleghi che non potevano trovare sostentamento per la vecchiaia. Questa cura di Verdi affinchè nulla fosse confuso o imitato da opere benefiche similari, le 
quali troppe volte ricoverano, ma umiliano, fu il più degno coronamento della sua vita, un'opera sociale ed un atto gentile pari ai suoi maggiori capolavori.

Se  volete approfondire l'argomento e saperne di più cliccate qui
e recatevi da Antonella nel blog "Il tempo ritrovato"


Fonti: Operalibera
Immagini dal web, wall a cura de "L'atelier du Fantastique" 
Introduzione a cura di Antonella del blog "Il tempo ritrovato"

lunedì 20 ottobre 2014

Le café de l'éclair ( Cap 17- Un plumcake sbagliato)


Per cucinare bene serve uno stato d'animo ottimale perchè la cucina è amore e solo se sei in pace con te stesso riesci a dare il meglio, soprattutto in pasticceria. La torta lievita di più se mescolando l'impasto con le fruste elettriche ti senti euforico, i cornetti sono più soffici se lavorando la sfoglia hai un tocco leggero, il cioccolato si scioglie meglio se sorridi. Certo, cucinare quando si sta male può anche essere un modo per ritrovare un attimo di pace ma la perfezione si raggiunge solo con il cuore colmo di gioia per questo, qualche giorno fa, dopo tanti anni, ho commesso un errore.

Un plumcake sbagliato
Venerdì pomeriggio, tra le mura della mia piccola oasi felice, circondata dalle cose che solitamente mi rassicurano: ciotole, fruste, forme, sac à poche, vaniglia e cioccolata; commisi un grande errore.
Difatti, mentre mescolavo gli ingredienti del mio plumcake iniziai a vagare senza meta tra i ricordi confusi che, uno dietro l'altro, mi condussero nel lontano 1959. Un vecchio viaggio che portò, in una giornata piovosa, me e Marie in una casa misera e modesta a festeggiare un improbabile Natale.
-dove siamo finite?- chiese Marie ritrovandosi ricoperta sola di vecchi stracci.
-non saprei!!...boh!! sembra la campagna inglese o forseeee... siamo in Irlanda?... oddio, non lo so!!!- risposi cercando di trovare un indizio che mi facesse capire.
-ragazze, cosa state facendo? ... è Natale e bisogna preparare il plum putting per papà- disse una giovane donna con i capelli raccolti e un grembiule bianco stretto in vita.
-il plum putting?- la domanda di Marie uscii dalla sua bocca come un suono stridulo.
-si, hai perso la memoria? guarda che sei stata proprio tu ad avere la splendida idea di addensare il frumenty   con pan grattato, uova e frutta secca- ricordò la ragazza.
-ah...già ahuahuahuahu che sciocc!!...- rispose Marie dopo che le pestai il piede per richiamarla all'ordine.
Quel giorno, in un posto assurdo, senza tutte le attrezzature che si usano oggi per cucinare, intonando i canti natalizi, tra un sorriso e uno scherzo preparammo l'antenato del plumcake. E, sempre quel giorno, capimmo l'importanza del creare in pace e armonia.
Bene, distratta da quel ricordo felice, dal volto sorridente della mia amica e dalla pace che pian piano mi invase il cuore feci cadere le banane tagliate a rondelle e il mango a cubetti nell'impasto del mio plumcake. Non potendo rimediare all'errore infornai il mio dolce e con grande stupore, dopo all'incirca 45 minuti, scoprii che non tutto il male viene per nuocere e che , nonostante la tristezza, la sbadataggine e il senso di insoddisfazione, avevo preparato qualcosa di buono. Un nuovo dolce da inserire nel mio menù.
Tagliai le fette e le portai con me nel gazebo per gustarmi una buona merenda assieme alla mia piccola Elena.
-amore, tieni!!!- passai un piattino alla mia birbantella che l'addento con gusto quel plumcake sbagliato.
-buono!!! ma è diverso dal solito, vero mammina?-
-si, tesoro-
-Edoardoooo!!!- gridò Elena indicando con il dito il nostro aiutante che, uscendo dalla macchina, salutava con un bacio veloce la mazza di scopa.


Cari amici, ancora una volta ho lasciato che il cuore ingannasse la mente e il mio sesto senso. 
Ancora una volta ho visto bene ma ho agito in modo sbagliato.
Dicono che gli errori aiutano a crescere e che sbagliare ci permette di non cadere nuovamente in un altra tremenda complicazione, ma non è sempre cosi.
Come al solito vi lascio la ricetta di questo dolce semplice e veloce:
 il Plumcake allo yogurt con banane e mango.
Baci Chloé


venerdì 17 ottobre 2014

Pan Brioche senza glutine

Il Pan brioche, a dispetto di quello che molti pensano, non è un dolce e soprattutto il  suo connubio perfetto è dato dall'unione con il salato (salumi, salsine ...). Questo soffice pane dal sapore delicato appartiene alla tradizione francese. Nato in Normandia, durante il XVI secolo, nel Medioevo era già conosciuto con quella che oggi è la sua forma più nota. Come accade spesso con la cucina le sue vere origini sono molto controverse, infatti, la storia vuole che questa prelibatezza sia stata conosciuta dalla corte di francia grazie alla regina Maria Antonietta nella forma di un croissant. Per questo pare che tra le varie paternità ci sia da ricordare anche quella dei fornai viennesi che, dopo l'attacco a sorpresa della città da parte dei turchi e la vittoria del re polacco Giovanni III, avrebbero inventato questo cibo celebrativo a forma di mezza luna. La ricetta base prevede come ingredienti principali: farina, burro, sale, uova, zucchero e lievito. La forma delle brioche cambia in base alle regioni francesi di appartenenza e spesso, la ricetta di base, viene arricchita con altri ingredienti: uvette, gocce di cioccolato, ecc.

La ricetta di oggi l'ho copiata, per filo e per segno, dallo chef del sito Nutrichef. Una ricetta deliziosa che mi ha soddisfatta e che vi consiglio di provare. 

INGREDIENTI:
500 g farina mix per dolci
150 g latte intero
150 g acqua
2 tuorli
20 g miele
1 uovo intero
100 g burro temperatura ambiente
50 g zucchero
35 g lievito di birra
2 g sale fino
2 uova sbattute per spennellare
farina di riso per impastare





PROCEDIMENTO
Mettete la farina in una terrina e miscelate qualche instante con una mano. A parte sciogliete l’acqua, il latte e il lievito di birra e versate il tutto nella terrina premurandovi di amalgamare bene il composto. Dopo qualche istante incorporate il miele e lo zucchero, lavorate e formate una palla, aggiungete  le uova, e il burro fuso e continuate ad impastare, concludendo la preparazione con il sale. Raggiunta la giusta consistenza mettete il tutto a lievitare in una terrina per circa 1 ora e 30 minuti. Riprendete l’impasto e aiutandovi con la farina di riso, formate una sorta di filoncino grande quanto ad uno stampo per plumcake (se vi avanza dell'impasto fate qualche panino), lasciate riposare per circa 35 minuti, spennellate con le uova e mettete in forno a cuocere per 20/25 minuti a 180°. Sfornate e lasciate riposare su una griglia rialzata per circa 30 minuti prima di servire.
Il pan brioche può essere gustato a colazione ma anche a merenda accompagnato da nutella, marmellata o confettura.


Se avete un buffet da preparare, il pan brioche, vi permetterà di fare un figurone: semplice, leggero e gustoso; è perfetto anche con i salumi, i formaggi e salsine. 
Cotto e farcito anticipatamente non perde la sua morbidezza, inoltre,  il suo sapore dolce si sposa alla perfezione con il salato.


Con questo favoloso pan brioche partecipo alla raccolta 100% Gluten Free (FRI)DAY
I Love Gluten Free (FRI)DAY - Gluten Free Travel & Living

mercoledì 15 ottobre 2014

A spasso per la Puglia: Il Castello Normanno Svevo di Bari

La Puglia e le sue meraviglie: il mare cristallino, le grotte naturali, le insenature, gli alberi d'ulivo secolari, le sue piazze, le sue chiese, i suoi castelli, le sue feste, il suo cibo. La nuova rubrica "A spasso per la Puglia" è proprio questo: la scoperta di tante piccole bellezze collocate in questo tacco dodici che saprà sorprendervi appuntamento dopo appuntamento. Per iniziare al meglio vi porto con me nel castello Normanno Svevo della mia provincia. Un piccolo tour fatto in una notte di mezza estate che voglio condividere con voi.

IL CASTELLO NORMANNO SVEVO
Castello Svevo visto dall'alto (Immagine dal web)
Il castello Normanno Svevo di Bari è il bastione simbolo di questa città. Situato a difesa dell'ingresso principale del centro storico, praticamente a pochi passi dalla cattedrale dedicata a San Sabino, è una delle fortificazioni più interessanti della regione. Sorto sui resti di strutture bizantine, il castello, durante i secoli, ha subito l'influenza di diversi stili apparenti a epoche comprese fra il XII e il XVI secolo. Il nucleo originario edificato, nel 1131, da Ruggero il Normanno (figlio di Ruggero I di Sicilia e re di Sicilia, Puglia e Calabria), è caratterizzato da un impianto quadrangolare con torri quadrate situate agli spigoli. Fra il 1233 e il 1240, dopo i danneggiamenti causati da Guglielmo il Malo, fu oggetto di ristrutturazione da parte di Federico II di Svevia, infatti: il portale ogivale del lato ovest con archivolto scolpito, la sala sveva, il vestibolo voltato a crociera e la loggetta affacciata sul cortile con capitelli di raffinata fattura firmati da Minerrus da Canosa, Melis da Strigliano e Ismael; appartengono alle migliorie apportare da Federico II per smorzare la sua aria austera conferendogli requisiti più prossimi ad una residenza. Nonostante i vari cambiamenti nemmeno il passaggio di San Francesco d'Assisi che, secondo la tradizione, proprio qui avrebbe respinto la bellezza spudorata di una fanciulla mandata dallo stesso Federico II per indurre il santo in tentazione, riuscì a smorzare la cupezza del posto. Durante il periodo Angioino, per volere di Carlo I, vennero eseguiti importanti lavori di restauro ad opera di Pietro d'Angicourt e Giovanni di Toul. Tra il 1501 e 1549 Isabella d'Aragona e Bona Sforza, duchessa di Bari, lo trasformarono in una dimora principesca conferendogli raffinatezza e al contempo lo fortificarono con una cinta bastionata ed un ampio fossato. Nell' Ottocento il castello diventò prima un carcere e poi una caserma. Oggi, il castello Svevo, è la sede della Soprintendenza per i beni culturali architettonici e paesaggistici per la provincia di Bari, Barletta-Andria-Trani e Foggia, nelle sue sale ospita mostre importanti mentre una parte viene utilizzata come Gipsoteca e sala multimediale.
Plastico del castello 
Cosi, quello che siamo abituati ad identificare come "castello Svevo" è in verità un casello nel castello. Una sorta di gioco, stile scatole cinesi, in cui si integrano le torri della difesa medievale e le mura della reggia rinascimentale a loro volta incastrate e parte integrante di una città murata e denominata castrum. Il castello era contemporaneamente castello e città. Bari era un castello perchè, nel Medioevo, solo la presenza delle mura conferiva il titolo di città a quello che altrimenti sarebbe stato identificato come villaggio, casale o  insieme di abitazioni.






Corridoio che conduce nella sala delle esposizioni


LA GIPSOTECA : I CALCHI IN GESSO, LE SUE SCULTURE




Nelle due sale situate nell'ala ovest vi è una collezione di copie: calchi in gesso e decorazioni scultoree, poste all'interno di edifici monumentali religiosi e civili appartenenti alla regione Puglia a partire dal medioevo fino al XVII secolo.  Le riproduzioni che vedete nelle foto sono stata realizzate prevalentemente dall'Amministrazione Provinciale di Bari in occasione della mistra delle Regioni tenutasi, nel 1911, a Roma per il cinquantenario dell'Unità d'Italia. Al di sotto della Gipsoteca, attraversando una botola, si accede ai resti di abitazioni civili appartenenti all'epoca bizantina.






CORTILE INTERNO
Cortile interno di notte



Il cortile interno rispecchia la ristrutturazione cinquecentesca voluta da Bona Sforza. La trasformazione si ispirò ai canoni rinascimentali e l'unica rampa medioevale, orientata da nord verso sud, fu sostituita da una scalinata. La cortina muraria del lato nord verso il mare fu innalzata e al centro del lato est fu collocata la cappella fatta realizzare da Sforza in memoria del marito Sigismondo Iagallone.








La cappella fatta realizzare da Sforza
Uno scorcio del castello e della Cattedrale

CIBO DA BARI VECCHIA
Il Catello Svevo, come vi ho spiegato sopra, è situato nel centro storico della città. Pertanto, vista la sua collocazione strategica, lo street food da non perdersi sono le famosissime "sgagliozze". Le sgagliozze o scagliozze sono fette di polenta che vengono lasciate seccare per qualche giorno, in modo da espellere la parte acquosa,  fritte nell'olio bollente e salate. La loro forma è irregolare, difatti, il loro nome deriva proprio da questa irregolarità che ricorda una scaglia o comunque un pezzo tagliato in maniera grossolana. Con 2-3 euro i venditori ambulanti, situati in prossimità del lungomare a pochi passi dalle mura della città vecchia, vi offrono un grande quantitativo di sgagliozze da gustarvi passeggiando e chiacchierando per le vie di questa prima spettacolare città del sud. 


Fonti : Stupormundi.it, libro Bari Vecchi  editore Adda, pdf Mibao Ministero per i beni culturali e le attività  culturali.
Immagini: wall realizzato dal "L'Atelier du Fantastique", prima immagine (Castello ripreso dall'alto) dal web, tutte le altre immagine sono di proprietà dal blog.