lunedì 15 settembre 2014

Fatterellando: L'atelier Fontana- Sogno all'italiana


ZOE FONTANA
Ursula Andress e Zoe Fontana
Mi chiamo Zoe Fontana, sono nata a Traversetolo, in provincia di Parma, il 16 maggio del 1911. Mio padre, Giovanni Fontana, era un piccolo imprenditore mentre mia madre, Amabile Dalcò, era una sarta appassionata e temeraria. Sono la prima di tre sorelle unite da una passione e una storia incredibile fatta di sogni realizzati, duro lavoro, amori, dolori e gioie. Tutto ebbe inizio con la nostra mamma che, grazie alla sua audacia, riuscì ad aprire un piccolo laboratorio di sartoria in via Fanfulla, nella nostra città natale, ove, già in tenera età, io e le mie sorelle giravamo smaniose di prendere ago e filo in mano. Conseguita la licenza elementare andammo a lavorare nel suo piccolo regno, il luogo dalla regina sovrana: la mamma, donna  rigorosa e grande lavoratrice. Nel 1934 sposai, Mario Montanarini, un mio compaesano appassionato di musica e arte che si occupava di restauri. Stanca della piccola e monotona Traversetolo mi recai, appena sposata, a Parigi, ma dopo solo due anni di fuga ritornai nella nostra bella Italia per cercare una nuova strada.Il fato mi condusse cosi, a Roma, dove iniziai a lavorare presso la grande sartoria Zecca. Nel 1937, dopo la nascita del mio primo figlio, Zecca mi licenziò obbligandomi a cambiare sartoria servendo con dedizione la Battilocchi. Grazie a quel nuovo impiego assunsi un ruolo di rilievo occupandomi delle prove abito delle clienti, qui, tra una chiacchiera e un giro gonna da accorciare, conobbi nomi illustri come: Gioia Marconi Braga, figlia del famoso scienziato, poi divenuta nostra cliente più affezionata assieme alle sua amiche appartenenti alla buona società romana. Per ampliare la nostra attività prendemmo un appartamento più grande in Via Veneto, una sorta di casa-laboratorio,  che ci permettesse di cucire assieme come una volta. L'arrivo delle guerra cambiò le cose anche se riuscimmo a non perdere le nostre clienti appartenenti alla medio-alta borghesia. Nel 1943, ci spostammo in un palazzo a tre piani, sempre in via Veneto ove assumemmo nuove lavoranti.
Quando, il 31 ottobre del 1979, abbandonai la vita terrena l'atelier Fontana subì una diversificazioni produttiva occupandosi anche della vendita di: profumi, accessori, valigeria.... L'attività messa in piedi con le mie sorelle fruttò diversi riconoscimenti e onorificenze, manifestazioni celebrative, mostre antologiche, la creazione di una fondazione, l'esposizione dei nostri abiti nel famosissimo Metropolitan Mouseum di San Francisco. Micol scrisse due libri: Specchio a tre luci (1991) e Vivere con eleganza in ogni occasione (1997). Nel 2011, su Rai 1, le Sorelle Fontana fecero la loro apparizione in tv attraverso una miniserie di 2 puntate, dove tre giovani donne, di estrema bellezza, vestirono i nostri panni: Alessandra Mastronardi (Micol), Anna Vale (Io) e Federica de Cola (Giovanna). Micol che è sempre stata sincera per natura rimase affascinata dalla beltà delle protagoniste che, a detta sua, erano troppo più belle di noi, sorelle lavoratrici in gamba, eleganti ma decisamente meno perfette. Secondo Micol questa fiction era qualcosa di spettacolare, difatti, visto che era l'unica superstite è stata lei a firmare il consenso per la messa in onda  della sceneggiatura scritta da Milani, a lei pareva un riconoscimento in più , pertanto disse solo:  "Ma questa fiction ha un neo. Solo uno. Inventa un po’. Anche se capisco come ognuno debba fare il suo mestiere. Io per novant’anni ho solo lavorato (cominciai che ne avevo sette). E loro, per rendere la cosa più interessante, hanno dovuto per forza metterci dell'altro".
Come vi spiegavo, Micol è sempre stata cosi: franca, sbarazzina e impulsiva. Mi ricordo che, quando si lavorava, spesso s'innervosiva, giusto un po', infondo è normale, no?  Ognuno ha le proprie idee!! Quindi era facile far nascere delle discussioni enormi che poi scoppiavano come una bolla di sapone spazzata via dal vento. La nostra unione era la nostra forza e la famiglia trasportava la nave della passione lungo il mare dei desideri avverati e tramite i suoi remi, i componenti di questa squadra incredibile, facevano avanzare la nave raggiungendo luoghi meravigliosi. Micol si spostava in giro per il mondo e da brava figlia comprava bambole meravigliose vestite con abito del post che regalava alla mamma, io curavo le pubbliche relazioni perchè ero la più docile, disponibile e aperta, Giovanna, più timida e delicata preferiva seguire il lavoro in atelier. Ma non posso raccontarvi mica tutta la storia, se volete scoprire la nostra evoluzione dovete leggere anche ciò che hanno da dirvi le mie sorelle, siamo una team e una team si divide sempre i compiti.

“...l’odore della carbonella del ferro da stiro...
il frusciare della stoffa, quando le forbici tagliavano..
e mentre le stagioni si inseguivano 
noi tre sorelle imparavamo a conoscerci...” Micol Fontana





MICOL FONTANA
Micol Fontana
Il mio nome è Micol e sono nata l'8 novembre del 1913. L'atelier Fontana, il primo atelier di alta moda italiana, è nato grazie all'unione di una famiglia “Lo dirò sempre: noi siamo qui grazie ai genitori. Non abbiamo lottato per venire. Non eravamo mai sole, ma sempre accompagnate dal cuore di nostra mamma.” Dopo anni di sacrifici, nel 1944, in seguito alla liberazione di Roma e alla fine della guerra, la nostra vita pian piano cambiò. All'epoca la capitale era una città fiorente che stava subendo mutamenti profondi attraverso l'arrivo del cinema, di Cinecittà, dei registi e degli attori americani oltre al neo-realismo che rappresentò un po' una stagione fortunata. “Lavorare nel cinema è stata un’esperienza meravigliosa e molto interessante, mi piaceva ascoltare le loro discussioni su come recitare e girare una determinata scena. Sai, le dive del cinema, quelle per cui ho creato abiti, se prese singolarmente sono delle persone incantevoli, ai ricevimenti quasi delle estranee... Nel mio laboratorio, quando si svestivano era come se si togliessero anche la maschera che il mondo dello spettacolo vuole che indossi. Mi raccontavano dei loro amanti e tradimenti subiti, delle loro paure, delle più intime emozioni, e le mie creazioni parlavano anche di questo”. Oramai più consapevoli, mature e forti degli insegnamenti della vita lanciammo il nostro stile. Tre ingredienti segreti: l'aver appreso l'arte delle relazioni pubbliche, il lavoro artigianale della sartoria realizzato attraverso schizzi di vari disegnatori e l'ispirazione arrivata tramite le linee quasi rinascimentali che portarono alla nascita di corpetti stretti e gonne morbide e molto ampie create con abbondanza di tessuto di alta qualità. L'aumento della domanda face crescere il nostro piccolo atelier divenuto, con gli anni,  un'affermata griffe. Per farci pubblicità mi ricordo che facevamo indossare i nostri modelli alle signore più in vista durante i ricevimenti mondani. Nel 1948 ci fu la svolta, l'attrice Mirna Loy, acquistò un guardaroba completo per il film "Il caso di lady Brook". Fu cosi che iniziò il mio vagare al fine di conquistare il mercato americano. Nel 1949, Linda Christian si rivolse al nostro atelier per realizzare l'abito più importante della sua vita, quello che avrebbe indossato in occasione del suo matrimonio con Tyrone Power. La foto dell'abito, costato poco più di 700.000 lire e apparvero sulla rivista "Life", aumentando il successo di noi sorelle. Un successo destinato a durare oltre vent'anni. Grazie a Linda organizzai il mio primo defilé di alta moda, in America, e fui anche la madrina di battessimo della piccola Romina. La mia vita è stata consacrata al lavoro e anche se mi sono sposata ben due volte, la perdita della mia piccola Mari Paola, deceduta prematuramente negli anni quaranta a causa del tifo contratto bevendo acqua non potabile , in Calabria, mi ha portato a lavorare ancora di più. Il destino mi ha portato un grande dolore nel cuore ma poi, un giorno dopo l'altro, ha cercato anche di cambiare le cose portandomi un nuovo amore, uno studente di medicina 10 anni più giovane di me, un carattere caparbio e una testa dura che, assieme alle doti di Zoe e Giovanna, è stata una delle nostre fortune.
Se devo ripensare al passato, oltre all'amore che legava la nostra famiglia, oltre al lavoro che consolidava il tutto, oltre alla forza di noi tre sartine mi vengo in mente le soddisfazioni: l'abito di Anita Eckberg copiato da quello di un cardinale e indossato nel film "La dolce vita". Il famoso "pretino" che avrebbe dovuto isfoggiare Ave Gardner, l' abito-simbolo per antonomasia, che ci portò a chiedere il permesso al Vaticano per realizzarlo. Ahauhauhau eravamo molto cattoliche e quando ci arrivò un abito da cardinale da copiare non ci pareva vero, l'abito poi andò nella mani di Fellini e da Ava passò ad Anita. Il vestito da sera in crepe di lana e seta nera realizzato per Liz Taylor. E poi, in seguito al matrimonio di Linda, Rita Hayworth e Marilyn Monroe, contattarono la mia amica entusiaste del nostro lavoro. Quelle sono soddisfazioni che scaldano il cuore. L'amicizia fraterna con Ave Gardner e l'abito pieghettato con ricami in cristalli di Boemia per Audrey Hepburn, donna dallo spirito pronto, enorme bontà  e deliziosa simpatia che, durante le riprese di Vacanze romane ordinò il suo abito nuziale. Vestito mai indossato perchè il matrimonio andò a monte ma che pagò e regalò alla più povera delle sarte. Poi, la superlativa Grace Kelly, un sogno di donna: bella, esile, bionda che, assieme ai suoi bambini, sembrava essere uscita dai racconti delle fate. Infine lui, John Kennedy, che arrivò con sua magie Jackie per rinnovarle il guardaroba trasformando i nostri occhi in cristalli luccicanti. Queste sono state alcune delle grande emozioni che io, Zoe e Giovanna, abbiamo avuto la fortuna di provare attraverso il nostro lavoro, l'ago, la sobrietà, l'eleganza e la stoffa. Perchè, se ci credi e ti impegni  con tutta te stessa, se chi ti ama si trasforma in forza motrice anche il sogno chiuso nel cassetto più difficile da aprire si può realizzare.




"... Era arrivata un giorno Liz Taylor con il suo marito di allora, Michael Wilding. E poi era tornata un altro giorno, e un altro ancora, fino a mettere insieme un intero guardaroba. Eravamo impazzite, quando s'era dolcemente impuntata sul colore di una toilette da sera: la voleva viola, e fin qui nessun problema: senonchè Liz lo voleva di un viola, identico a quello dei suoi occhi."









"-Tyron è un bell'uomo, è vero Micol? - Eh, diamine, che domande. Vedrai che sarà anche un signor marito.- Rimase interdetta: - Signor...Come sarebbe? - E' un modo di dire italiano, cioè sarà un ottimo marito, ecco. - Ah. - Stavo rinforzando una delle perline che sembrava un po' lenta. Sul vestito, di raso bianco, impreziosito di merletti fatti a mano, ne avevamo applicate diverse centinaia."






"..Improvvisamente arrivò lui, una ventata di energia e di simpatia. John Kennedy baciò la moglie sulla guancia, poi ci regalò vigorose strette di mano. Passò in rassegna gli abiti, velocemente, e con sguardo critico, come se nella sua vita non avesse fatto altro. - Questo, questo e quest'altro-, proclamò deciso -Tu sei d'accordo, cara?-"



GIOVANNA FONTANA
Giovanna-Zoe-Micol
Io sono Giovanna Fontana, la più piccola delle tre sorelle, sono nata il 27 novembre del 1915 sempre nella piccola Traversetolo. Come vi ha raccontato Zoe, per tutta la nostra vita abbiamo cucito, ma l'abbiamo sempre fatto con grande passione sin da quando la mamma, con il suo rigore ci faceva lavorare dalla mattina presto fino alle sette di sera con una pausa pranzo di sole due ore. Poi vi era la cena e una libera uscita che ci permetteva di svagarci per poco visto che, alle 21:00 precise, si ricominciava a lavorare sino a notte fonda. Il tempo nel quale siamo cresciute era ben diversi dai giorno d'oggi: poche distrazioni, poco divertimento, solo qualche gita, a Parma, nei giorni festivi. Quando Zoe partì per la prima volta fu davvero triste, perchè ci mancava molto la sua presenza e, quando tornò parlandoci di Roma, io e Micol cogliemmo subito la palla al balzo trasferendoci con lei in quella grande città a noi sconosciuta. Mamma e papà , nonostante la nostra giovane età e l'austerità di quegli anni, furono molto moderni. La mamma non pensò alle chiacchieri di paese ma da bravo genitore ci disse "Io resto qui. Se vi va bene, vengo io da voi, se vi va male tornate voi qui". Cosi ci ritrovammo tutte e tre, ovviamente più il marito di Zoe, in un piccolo appartamento preso in affitto dove io lavoravo in casa. I nostri genitori sono stati la nostra forza, difatti, quando aprimmo il nostro laboratorio-casa, chiusero la bottega a Traversetolo e si trasferirono nella campagna romana. Ah... quella campagna fu una manna dal cielo, grazie a lei e al suo piccolo orto, anche se la guerra colpiva duro, riuscivamo a mangiare e barattare il cibo con le stoffe necessarie a proseguire con il nostro lavoro di sarte.
La famiglia Fontana al completo nella Fiction
Nel 1944 mi sposai, con A. Lami, ragioniere alla Cirio. Nel 1947, dopo la realizzazione di quel fortunato abito, la casa di moda Fonata si costituì in S.R.L. e nel 1951 contava 100 lavoranti, saliti a 300 dopo solo 2 anni. Nel 1955 fu inaugurata, nella bella Roma, la prima boutique e nel 1958, la famosa sartoria si trasferì in piazza di Spagna. Nel 1960, si sviluppò il prêt-à-porter, che aumentò notevolmente le nostre vendite grazie alla richiesta dei grandi magazzini americani. Nel 1964 la nostra società diventò una S.P.A. con un capitale di 15 milioni in azioni da 1.000 lire, capitale aumentato nello stesso anno e poi in quello seguente. Nel 1966 inaugurammo lo stabilimento di Cecchina per la produzione del prêt-à-porter, la fama del nostro atelier aumentò anche grazie al periodo favorevole dovuto al boom economico del paese. Purtroppo, anche se sono la più giovane, nel 2004 ho dovuto abbandonare mia sorella Micol, la più combattiva di noi tre, madrina della Fondazione Micol Fontana, orgoglio della nostra famiglia. Questa è la nostra storia, non ha ricami, pizzi o merletti, ma come il più bello di nostri abiti è costellata da piccoli cristalli frutto dei nostri successi, delle nostre soddisfazioni e del duro lavoro.

La curiosità di Antonella:
Il segreto delle Sorelle Fontana è racchiuso  nella parola “semplicità”, la “madama” onnipresente sia nel loro modo di lavorare che di vivere la vita, ma soprattutto nel modo di sentirsi donne:
“Essere semplici. Essere eleganti sempre quando si esce di casa la mattina. Saper abbinare bene i colori. E uno stesso vestito si può rinnovare anche solo cambiando un dettaglio, un accessorio. Per esempio le scarpe sono importantissime. Le italiane le vedi in pompa magna a teatro e neppure le riconosci di giorno."

Per scoprire la filosofia del loro pensiero e tante altre informazioni
importanti su queste tre meravigliose sorelle
 cliccate qui e recatevi da Antonella del blog



Fonti : Stile.it - Treccani - Corriere della sera cinquantamila giorni - Il giornale - Atelier fontana rai.it - Micol Fontana - Sorelle Fontana - Wuz appunti scuola
Immagini: dl wab e wall realizzati dal blog "L'atelier du fantastique"

venerdì 12 settembre 2014

Focaccia di pane senza glutine


La focaccia di pane è un piatto unico veloce, semplice e molto gustoso. Perfetta per una cena, una giornata al mare, un picnic o un buffet; sazia l'appetito con gusto e tanto sapore.
I più golosi posso farcirla al centro, come ho fatto io, chi preferisce la semplicità può evitare la farcia e gustarsi la versione più rustica e semplice. Deliziosa calda e ultra buona fredda, basta una fetta per sentirsi soddisfatti.


 INGREDIENTI:
-310 g di pane casereccio senza glutine
-2 bicchieri di latte
-3 bicchieri di acqua
-2 cucchiai di grana padano
-3 cucchiai di rodez
-2 cucchiai di pan grattato senza glutine
-3 uova medie
-2 cucchiai di pomodori pelati
-8-9 pomodorini ciliegini
-4 fette di prosciutto cotto senza glutine
-8 fette di sottilette o qualsiasi altro formaggio filante
-origano q.b.
-menta q.b.
-sale e pepe q.b.
-teglia quadrata 20X20





PROCEDIMENTO:
-In una terrina riponete le vostre fette di pane, l'acqua e il latte. Dopo qualche minuto, quando il pane sarà morbido, strizzatelo eliminando tutto il liquido in eccesso.
-Aggiungete al composto i vostri due formaggi: grana padano e rodez grattugiati finemente e mescolate con l'aiuto di una forchetta.
- Sbattete le uova, salate e pepate, e incorporatele al pane. Se occorre aggiungete del pan grattato.
- Sminuzzate la menta, unitela alla palla di pane e dividete  l'impasto in due parti uguali.
-Rivestite la vostra teglia con la carta da forno, stendete la prima palla di pane sul fondo adagiate le vostre fette di formaggio, uno strato di prosciutto e un secondo strato di formaggio, infine, chiudete con il pane avanzato.
-In una ciotola i pomodori pelati, salate e pepate, aggiungete l'origano e versate il tutto sulla vostra focaccia.
-Lavate e tagliate i pomodorini e adagiateli sulla salsa.
-Cuocete a forno statico per all'incirca 40-45 minuti a 180°C.



                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    "Se mentre mangi con gusto non hai allato a tia una pirsona che mangia con pari gusto allora il piaciri del mangiare è come offuscato, diminuito". Andrea Camilleri

Con questa focaccia di pane partecipo alla raccolta 100% Gluten Free (FRI)DAY
I Love Gluten Free (FRI)DAY - Gluten Free Travel & Living

mercoledì 10 settembre 2014

Il simbolismo di un viaggio tra sogno e realtà

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                        ...Voglio Simboli, Sogni, Mondi Nuovi, Vulcani e Popoli! Liberi, immobili, numeri nelle metropoli! Singoli simili, Voli, Volti e posti gelidi! Limpidi limiti, Vuoti, Notti, Cori e Codici! ... Nesli
Prendete posto, allacciate le cinture, inserite l'auricolare e guardate attraverso l'oblò posizionato sulla vostra destra.  3...2...1...SI PARTE!!!!


"Salve, sono Pia la vostra fatina della arti, volteggio nel vento e con occhi curiosi scruto ogni dove nella speranza di subire, ancora una volta, il fascino e la bellezza della fantasia. Guardo la realtà da una prospettiva talmente allettante da cogliere ogni piccola trasformazione perchè viaggiare con la mente è sempre un'esperienza esilarante. Ogni foto, partendo dalla mia, mescolerà qualcosa di vero e tangibile, raccontata attraverso un simbolo da voi segnalato, con i sogni svelati dei nostri magici amici".

S.Pia del blog Mondo d'Arte
Simbolo: viaggio con la mente attraverso l'arte 
"Mi chiamo Chiara e sono la farfalla protettrice della Cascata delle Mormore. Le mie ali sono rosa e gialle, delicate e setose e, in un solo battito, vi sveleranno un arcobaleno davvero speciale. Credetemi, nessuna tempesta ha preceduto il suo arrivo e nessun momento cupo gli ha permesso di generarsi visto che questo velo colorato è nato così, giocando con il sole. Noi farfalle siamo come le fatine buone, crediamo nella pace e nella speranza, un simbolo prezioso che la natura ci ha fatto scoprire attraverso la quiete dopo la tempesta. Ricordate: in seguito ad un acquazzone torna sempre il sole come da ogni larva nasce, ogni volta, una splendida e delicata farfalla".

Chiara del blog "Pret à partir con Chiara"
Simbolo: arcobaleno Simboleggia: pace e speranza (Cascata delle Mormore)

Niente paura, quella che vedete è semplicemente una succosissima punica granatum, vi sembra cosi grande e spaventosa perchè ci siamo rimpiccioliti, ma non temete l'apina Alessandra e qui per farci scoprire la bellezza della rinascita e della fertilità. 

"Summ summ...Questo è il melograno, un albero frugale adatto ai climi aridi tipici della mezzaluna fertile. I suoi colori, cosi vibranti e gustosi, sono come dolci e invitanti pasticcini per i noi apine lavoratrici. Summ Summ... I suoi frutti rossi rappresentano fertilità, abbondanza, rinasciate e sensualità. Accarezzando una delle foglie di questo albero vi sembrerà di rivivere la descrizione del giardino dei Feaci fatta da Omero. Annusando il suo dolce profumo vi perderete, nell'immensità dell'aldilà, assieme al faraone Ramsete IV. Ma badate bene la vera magia avverrà accarezzando il calice del fiore simbolo della corona regale del re Salomone...Amici, no!!! Non mangiate i suoi arilli, semi morbidi e gustosi, altrimenti sentirete il dolore di Demetra invadervi il cuore. Sette chicchi di melograno vi condurranno da Ade per tre mesi, quelle invernali, come accadde alla povera Persefone. Come avete potuto constate un unico simbolo può condurvi verso mille viaggi diversi, basta guardare il tutto da un'altra prospettiva.  Summ  summ."

Alessandra del blog "Fiori e vecchie pezze"
Simbolo: melograno 

Simboleggia: rinascita, fertilità, sensualità (Bacino Mediterraneo)

OHHHH...Tenetevi forte stiamo per entrate nelle acque del lago della Valle Venosta. 
SPLASH....

"Eccomi qui!!! Il mio nome è Roby  e sono la sirenetta di questo lago. Come dite? Non esistono sirene di lago?! -.-' Sbagliato!!! Esistono e qui, proprio di fronte a voi, ne avete una. Forza, seguitemi!! Quello che vedete spuntare dalle acque di questo placido lago è il campanile romanico della chiesa di Resia, risalente al XIV secolo. Secondo una leggenda ancora oggi è possibile udire, di tanto in tanto, il suono delle sue campane. Amici, visto che siete venuti sin qui mi sembra doveroso rivelarvi il mio segreto. Shhhh, non ditelo a nessuno ma siamo noi sirene a dar voce alle campane per ricordare, a tutta la popolazione, quanto sia immensa e potente la forza dell'acqua e della natura".
Roby del blog "Hay Lin bau bau"
Simbolo: campanile della Valle Venosta Simboleggia: la grandezza
e la potenza dell'acqua (Lago di Resia-Alto Adige)


Viaggiatori, ora risaliremo la superficie per poi scende in picchiata verso la piccola e accogliente Bali ove ci attende la formichina Patrizia. Tenete le braccia tese facendo leva verso il sedile di chi vi sta davanti, puntate i pedi e... 
PUFFF...

" Pagi yang baik amici, oggi vi mostriamo uno dei simboli più complicati e potenti al mondo: la fede. Camminando per le strade di questo posto incantevole, tra la sabbia soffice e calda, ho trovato dei bellissimi e coloratissimi piattini delle offerte. A Bali la gente lascia piattini ovunque riempiendo di colore e speranza ogni strada, incrocio o casa. Il credo, potente e forte, anima gli abitanti di questa cittadina e l'Agama Hindu Dharma (La religione delle regole) simboleggia l'importanza di questo potentissimo dogma".

Patrizia del blog "Lavoretti e non solo"
Simbolo: Piattini  delle offerte Simboleggia: la fede (Bali
)

Come potete notare ci troviamo tra le vie di Batubelan, difatti,  in Indonesia abbiamo un altro importantissimo appuntamento, quello con una famiglia di Jalak, degli uccelli molto particolari e caratteristici. 

" Hi wisatawan, aku Monica. Silahkan, guardate attentamente nel vostro oblò perchè resterete ammaliati da questa danza tipica della tradizione. Quello che vedete è il perenne conflitto tra bene e male. Una lunga e difficile lotta tra il Barong, creatura dagli occhi indemoniati e denti sporgenti che, nonostante le sue strane fattezze, rappresenta il bene e la strega Rangda preceduta, nell'entrata in scena, da strani personaggi in trance. Come avete nuovamente appurato il credo diventa, ancora una volta, un super simbolo: quello dell'apparenze che spesso inganna. La religione, anche in questo caso, ci permette di capire quando sia importante per l'essere umano avere fede anche attraverso dei simboli universali spesso ingannevoli".

banza barong a Batubulan, Bali
Monica del blog "Viaggi e Baci"
Simbolo:danza Barong Simboleggia: l'apparenza che spesso inganna
 (Batubulan-Indonesia)
Indossare i giubbotti di protezione stiamo per attraversare il portale spazio-temporale. Avete 5 minuti primo dell'attraversamento...4...3...2...1...0   

"Willkommen. Sono Annalisa, la gatta persiana che gestisce questa grande e importante struttura: l'Olympiapark. Siamo nel 1972 e quelli che vedete camminare nei corridoi sono gli atleti delle Olimpiadi. Miao...Sfortunatamente siete capitati nel momento peggiore in quanto 11 atleti della squadra israeliana sono stati rapiti. Purtroppo nel tentativo di liberare i prigionieri sono morti: 5 terroristi, 1 poliziotto e tutti i partecipanti di questa team. Questo viaggio avrebbe dovuto condurvi verso un mondo migliore fatto di pace e bei legami. Questo posto e questa manifestazione sportiva dovevano consacrare la grandezza del bene, un momento di puro agonismo e sano divertimento Miaoooo. Invece, come accaduto durante l'ingresso del Barong,  in Indonesia, qualcosa di bello è perso cattivo, mentre qualcosa di ancor più perfido ha fatto vincere il male rompendo l'equilibro cosmico".

Annalisa G. Del blog "Guasti quotidiani"
Simbolo: Olympiapark 

Simboleggia: unità, speranza (Monaco di Baviera)

Comunicazione di servizio, il portale spazio-temporale sta per riaprirsi, questa volta la meta è la Repubblica Serba di Bosnia, anno 1995. I vuoti saranno parecchi quindi non spaventatevi se sarete shakerati un bel po'.

 "Pozdrav svima, sono Sara una libellula saggia tipica di queste zone. Quello che sto per farvi vedere è davvero mostruoso, pertanto, se non avete la forza, vi consiglio di girare la testa. Oddio!!! Quelli sono gli uomini affamati di sangue appartenenti alle truppe serbe di Ratko Mladic, come potete notare uccidono con atrocità e freddezza. Sulla sinistra ci sono i corpi inermi degli uomini mussulmani e le donne vittime di questo genocidio. L'odio, la guerra, il torto e la ragione...Una miriade di perché? Quella che vedete costruire, in questo preciso momento, è una lapide simbolo della memoria, un posto ove piangere e sfogare il proprio dolore. Il male ha vinto ancora una volta e la strega Ragda è qui a urlare vittoria".

Il comandante chiede a tutti di chiudere gli occhi e lasciarsi trascinare da questo tango per poter entrare nel pentagramma e sobbalzare da una nota all'altra sino a raggiungere l'Argentina ...

"Hola queridos soy Federica, una cigarra argentina con el corazon grande...muy grande... Questa è la scuola dove lavoro, i bambini mi danno tanto amore e mille soddisfazioni. Passare il mio tempo con questi muchachos, guadagnarsi la loro fiducia e il loro rispetto per me è importantissimo. Qualche volta un viaggio può  cambiarci la vita, renderci migliori, ampliare i nostri orizzonti. Il bene e il male spesso convivono  ma quando il primo vince, anche un piccolo simbolo: una parola, un abbraccio e una lettera; possono trasformarsi nel regalo più bello ricevuto al mondo facendo vincere il Barong".
Federica del blog "Una ciliegia tira l'altra"
Simbolo: I bambini Simboleggiano: rispetto, fiducia, sentimenti (Argentina)

Pronti per scivolare lungo le pareti della Tour Eiffel? Queste saranno le montagne russe più entusiasmati della vostra vita. Se sentite l'irrefrenabile bisogno di vomitare, vi preghiamo di farlo nei sacchetti posizionati in basso a sinistra sui vostri sedili.

"Bonjour mes chers amis, je suis Audrey una coccinella francese dall'aspetto un po' naïf. Venite con me, vi mostrerò come viaggiando si possano assaporare mille storie e avventure. Alla vostra sinistra potete notare l'immenso splendore della reggia di Versaille, addentate un macaron! Ops...Siete tutte/i delle Marie-Antoinette. Ah, quella è la Colonna Vendôme. Oddio!! Non mettere la mano lì...Ecco adesso sei il nostro Napoleone. Questo è le Moulin Rouge...Giuchie, Giuchie, ya ya dada (Hey hey hey)  Giuchie, Giuchie, ya ya here (here) Mocha Chocalata ya ya (oh yea) Creole lady Marmalade.., Non vi sentite come Nicole Kidman nel film? oppure come le donne di "Al salon di rue des Mulins" di Henri De Toulouse-Lautrec? Et voilà la basilica del sacro Cuore e Baudelaire. Passeggiando per le rue di Paris vi ho fatto scoprire quanto la fantasia possa rendere speciale e unico un viaggio nel viaggio".  

Allontanate gli auricolari dalle vostre orecchie altrimenti il gagnolare delle volpi rosse della route 66 vi rimarrà impresso per giorni. 

" Hello, I am Luana and  he is my husband. Questa è una delle prime highway statunitensi federali e la percorreremo alla velocità della luce.  2.448 miglia, 8 stati con  sole 4 zampe o 2 piedi. Perchè per viaggiare con il corpo serve camminare, macinare i km, sentire il calore dell'asfalto, l'ardore della sabbia, la freschezza dell'acqua, la durezza degli scogli, lo sprofondare nella terra bagnata...Pertanto qual è la parte più rappresentativa del nostro vagare? Ovvio: i piedini che girano in lungo e in largo il nostro bellissimo pianeta".

Luana del blog "Pizza Fichi e Zighiniì"
Simbolo: piedi Simboleggiano: il viaggiare (America) 


"صباح الخير Sabāha l-ḫair a tutti, sono Lucrezia e lei e mia madre. Noi siamo due gru, amiamo viaggiare e migrare da una nazione all'altra. Siamo uccelli rari e stupendi e oggi siamo qui per farvi scoprire quanto sia significativo uno dei nostri 5 sensi: il gusto. Da quando siamo arrivate a Marrakech la nostra vita è cambiata esplorando i sapori, i profumi e il cibo di questo pezzo di mondo. Guardatevi intorno, aprite i vostri orizzonti, respirate con noi il sapore della scoperta, del viaggio al femminile. Il Cous cous va assaporato con le mani, prendete!!! Ummm... non è delizioso? Non vi sentite come rinati, come se tutto fosse tornato alle origini, come se l'avventura e la voglia di viverla assieme dia a questa pietanza un sapore nuovo e speciale? "


Cuscus Marrakech

Attenzione...attenzione si avvisano i gentili passeggeri che la navicella si è appena persa nelle acque del lago Michigan a qualche km da Chicago. Chiunque intraveda una luce è pregato di avvisare. Ripeto. Chiunque intraveda una luce è pregato di avvisare.

 "Qua Qua...sono Norma, una delle bellissime anatre che abitano in questo lago della ridente cittadina di Evanston. Seguitemi, vi porterò verso la luce che vi mostrerà la strada ove risiedono gli affetti, l'amore e le persone care. La via lattea, immensa e luminosa, ci dice d'avanzare. Qua qua...Vedete? quella è la luce del faro!!! Ora siete in salvo grazie a questa fonte luminosa, una piccola guida, la luce nel buoi simbolo della strada ritrovata. Tenete bene a mente queste mie parole: sentire la famigliarità del sentiero che ci conduce verso casa porta sempre il batticuore e la voglia di riabbracciare chi amiamo. La strada del ritorno è sempre più breve di quella dell'andata".

Sognatori, il nostro bellissimo e entusiasmante viaggio è giunto al termine. Norma ci ha mostrato la luce del ritorno, quella che mescola realtà e fantasia sino a condurci verso la via di casa. Adesso, una alla volta, potete scende e accomodarvi per un tè nella casa qui di fronte.


"Bau bau..sono Cassandra e lui è Platone. Entrate, scendete le scale e accomodatevi nella biblioteca della mia padrona"
"Cassandra, hai chiesto il permesso alla nostra umana?"
"Oh, Platone!!! perchè sei sempre cosi preciso, non vedi che sono assetati? Lascia che si accomodino, no?"
 "Io vado via, non voglio che Antonella mi sgridi. Bau bau"
 "Scusate!! Il mio amico Plato è stanco ma voi accomodatevi pure intorno a quel bellissimo tavolo. Vi piace? In verità, tanti anni fa, questa lastra di marmo era il portale su qui era inciso il nome, il cognome e la data di costruzione della casa del nonno della mia padrona. In poche parole è uno dei pezzi più importanti e fondamentali di questa dimora. Dovete sapere che Antonella, anni dopo il sisma che ha colpito l'Irpinia, ha mosso mari e monti per riappropriarsene. Non potete capire quanto grande è stata la sua gioia quando, qualche giorno prima di Natale, il suo sogno si è avverato. Un viaggio reale nella sua terra natale aveva trasformato un piccolo desiderio in realtà. Una fantasia realizzata attraverso un simbolo intimo e profondo, quello: delle radici, del passato e della famiglia. Bau Bau".
Antonella del blog "Il tempo ritrovato"
Simbolo: portale in marmo  Simboleggia: radici (Pescopagano e la Basilicata)


Il viaggio è una delle esperienze più belle e significative che l'essere umano ha la fortuna di assaporare durante la propria esistenza. Lungo il cammino della nostra vita mille mondi si palesano ai nostri occhi facendoci scoprire cose meraviglie appartenenti al passato, al presente e anche al futuro. Viaggiare ci rende migliori, ci fa crescere, scoprire, apprendere, entusiasmare e anche sognare. Vagare allarga i nostro orizzonti e non servono sempre soldi e tempo per farlo, qualche volta basta chiudere gli occhi e fantasticare per percorre un viaggio. I simboli ci permettono di collegare le cose, di trovare un filo conduttore tra quella che è la vita vissuta e quella che potrebbe o poteva essere la nostra realtà. Quando siamo stanchi di viaggiare basta cercare il nostro faro e  le nostre radici per tornare, in un attimo, tra gli affetti più cari, le cose che contano, i luoghi del cuore.


Si ringraziano tutti i viaggiatori per la partecipazione e la voglia di giocare nonostante la difficoltà del tema.
Un ringraziamento speciale va a Monica per aver avuto fiducia in me lasciandomi, per un mese, la gestione di questo bel gioco. 
Immagini: provenienti dai blog dei nostri viaggiatori (trovate i link cliccando sulle foto)
Testo elaborato attraverso i post pubblicati, da luglio a settembre, dagli stessi concorrenti.

Il prossimo appuntamento è fissato per sabato 20 settembre nel blog di  Fiorievecchiepezze di Alessandra.

lunedì 8 settembre 2014

Chef- La ricetta perfetta

Titolo originale: Chef
Lingua originale:inglese
Paese di produzione:Stati Uniti d'America
Anno: 30 luglio 2014
Durata:114 min
Genere:commedia
Regia- Soggetto e sceneggiatura: Jon Favreau
Produttore:Jon Favreau, Sergei Bespalov, Karen Gilchrist
Produttore esecutivo:Molly Allen, Marina Bespalov, James D. Brubaker, Philip Elway, Gleb Fetisov, Jerry Fruchtman, Peter Fruchtman, Jere Hausfater, Aaron Kaufman, Mark C. Manuel, Ted O'Neal, Kamran Razavi, Jason Rose, Dylan Russell, Scott Steindorff, Boris Teterev, Oleg Teterin, Artem Yamanov
Casa di produzione:Aldamisa Entertainment
Fotografia:Kramer Morgenthau
Montaggio:Robert Leighton
Scenografia:Denise Pizzini
Costumi: Laura Jean Shannon
Attori: Jon Favreau-Carl Casper, Sofía Vergara- Inez, John Leguizamo- Martin, Scarlett Johansson- Molly, Oliver Platt- Ramsey Michel, Bobby Cannavale- Tony, Dustin Hoffman- Riva, Robert Downey Jr.- Marvin, Amy Sedaris- Jen.



TRAMA:
Carl Casper è divorziato, ha un bambino con il quale passa pochissimo tempo ed è il cuoco di uno dei ristoranti più prestigiosi di Los Angeles. Un bel giorno, però, tutto cambia a causa di un critico e affermato foodblogger che lo definisce noioso, ripetitivo e demodè nell'elaborazione dei suoi piatti. Le parole colpiscono duramente lo chef che, profondamente ferito e avvilito, lancia un tweet ove sfida pubblicamente il suo nemico. Purtroppo le cose non vanno nel verso giusto visto che Riva, il proprietario del ristorante nel quale lavora, ordina allo stesso di presentare il solito menù infischiandosene della sfida in corso. Carl stanco, triste, senza un lavoro e preso da un impeto di rabbia, mette in scena uno sfogo che, nel giro di pochi secondi, diventa di pubblico dominio cambiando per sempre la sua esistenza. In seguito al catastrofico avvenimento, non sapendo cosa fare della sua vita, Carl, parte con la sua famiglia a Miami, ristruttura un vecchio furgoncino e ricomincia a cucinare.
Fortunatamente, nella gestione di questa nuova attività, il cliccatissimo Carl non è solo, difatti, con lui ci sono: suo figlio e Martin, un suo ex aiutante.  Il primo diventa inconsapevolmente manager del trio postando, attimo per attimo, ogni singola tappa del loro viaggio on the road facendo accorrere gente affamata da ogni dove. Il secondo lo aiuta a metter insieme tradizione e innovazione facendoli riscoprire la bellezza dell'inventare. Con il riaccendersi della sua vecchia passione Carl ritrova la sua famiglia, riabbraccia l'ex moglie che, sbarazzatasi di lustrini e abiti fashion, decide di lavorare accanto ai suoi due uomini nel loro piccolo furgoncino "stree food". Sei mesi dopo Carl diventa lo chef di un enorme ristornate dove, finalmente e dopo anni, è completamente libero di sperimentare. Infatti l'acerrimo nemico foodblogger, venduto il suo spazio internet, offre all'uomo la possibilità di sfoggiare il suo estro creativo e la sua bravura finanziando "El Jefe".

RECENSIONE:
"Chef" è un film esilarante, simpatico, frizzante, movimentato e riflessivo. Al pari del piatto perfetto servito dai suoi interpreti ha in se tutti gli ingredienti necessarie per stuzzicare, ammaliare, incantare e far innamorare palato e cuore.
Il ritmo latino della stupenda colonna sonora assume il sapore del chili all'interno di questo gustoso panino, la storia d'amore offre un pizzico di dolcezza che allieva il retrogusto amarognolo di alcune salsine gustose colme di tweet e post che mostrano come, nella realtà, la vita possa cambiare in un attimo a causa dei social. Il rapporto tra Carl e suo figlio è tenero come la carne marinata e poi cotta a puntino, l'amicizia con Martin è come il burro sulla piastra che rende i panini cubani unici al mondo e il foodblogger dalla penna assassina è croccante ma al contempo soffice come il già menzionato panino. La fotografia è ottima, la trama è diversa dai soliti film sulla cucina: divertente e riflessiva al contempo, molto attuale e realistica. Il film è talmente bello che, arrivati alla fine, si desidera ancora trascorrere qualche minuto davanti allo schermo nella speranza di ricevere il proprio panino, godendosi quell'attimo di street food che rievoca momenti di vita vissuta. 

VOTO: 8/10