martedì 22 aprile 2014

Le café de l'éclair (Cap 1- Il mio mondo)


Eccomi qui!!! Ogni promessa è debito ed io mantengo sempre le mio promesse....ops!!! mi sa che mi sta crescendo il naso alla Pinocchio!!! -.-'  -.-'  -.-'  Rettifico, io mantengo quasi sempre le mie promesse. Se devo essere proprio precisa mantengo tutte le promesse escluse quelle che faccio a mia madre, una donna assurda che vive immersa negli anni '60. Il mondo è andata avanti, la gente si è evoluta, il tempo è trascorso ma quella femmina è rimasta intrappolata nel passato. Purtroppo è sessantottina nell'anima, lei!! Poi critica me e non fa altro che ripetermi "Chloé, tu vivi nel mondo delle nuvolette!!" ...Si, vivrò anche nel mondo delle nuvolette, come afferma lei, ma almeno non indosso vestiti hippy 365 giorni l'anno, non vado in giro con un maggiolino che cade a pezzi e non mi sento la cantante degli ABBA.  Ora, secondo voi, potevo crescere sana di mente con una madre così, che mi ha portata a spasso per il mondo alla ricerca di una felicità che si nascondeva? Bene, adesso potete capire il perchè di quella virgola al mio vagare. Quando ho scoperto di aspettare Elena mi sono detta " Chloè, il mondo è magnifico, ogni posto merita di essere scoperto e vissuto ma un bambino ha bisogno di stabilità. Non fare gli stessi errori di tua madre e cerca di essere un punto di riferimento per tua figlia, anzi due punti, visto che il padre se l'è già data a gambe."
Cavoli!!! Se ci pensate le storie si ripetono sempre nella vita, mio padre abbandonò mia madre quando nacqui e il mio compagno è scappato ancor prima della nascita di mia figlia...Morale? Se tua madre è stata sfigata anche tu hai un'elevata percentuale di sfortuna. Scherzo!!!! :D Sarei stata scarognata se avessi preso la sua fissa. Lei ha vissuto i favolosi anni '60 e affascinata dal suo passato ha fermato la sua vita a quell'epoca. Io, a differenza sua, sono figlia degli anni '80, pertanto provate a immaginare se mi fossi fermata in quegli anni...oddio!!! Non voglio nemmeno pensarmi con il capello cotonato, le spalline alla Star trek (che poi quelli avevano le spalline? mah!!! Vabbè datemela buona) e poi la gonna alla "papa don't preach" (per me sono quelle gonfie stile ballerina), proprio no!!! Cioè, ma la vedete una comoda 46 in una gonna del genere? Un bignè alla crema ahuahauhauahuhaua
In breve quando ho scoperto di aspettare Elena, ho preso il primo aereo e sono tornata in Italia, la città natale di mia madre. Nel cuore della campagna Pugliese ho costruito un piccolo cafè in stile shabby, molto chic e romantico. Il café comunica con due trulli antichissimi che ho restaurato, in uno ho ricavato la mia casetta e nell'altro un grazioso B&B. Davanti al mio café ho un piazzale bellissimo, metà in pietra antica e metà in legno bianco. La parte in pietra antica ha una zona relax con chais longue, altalena e tavolini bassissimi di un color crema delicatissimo. La parte in legno, invece, ha dei tavoli in legno di una nuance bianco sporco, delle sedie antiche in ferro battuto e delle piccole fioriere appese ad una ringhiera che circonda l'ambiente come se fosse un balconcino. Intorno alla mia casetta ci sono tantissime varietà di fiori, piante e alberi. Ah, quasi dimenticavo! Ho degli ulivi secolari e un graziosissimo orto curato dalla sottoscritta con amore e dedizione. Il café, come vi raccontavo proprio su, è molto bello e ha un ambiente famigliare e gradevole: divanetti, poltroncine, pareti color pastello, quadri delicati e romantici dal sapore antico e country ma con stile. In realtà il mio non è solo un café, dietro, nelle cucine, vi è un piccolo laboratorio di pasticceria ove, con l'aiuto del mio prezioso collaboratore, realizzo torte, pasticcini e biscotti. La mia passione per i dolci è nata all'incirca sette anni fa quando, per la prima volta, ho deciso di realizzare una speciale prelibatezza che mi ricordasse la mia infanzia. Oh mamma!!! Ancora ricordo il profumo della cioccolata, delle mandorle e dello zucchero vanigliato che mi inebriava mentre una nuvola di farina avvolgeva tutto quello che mi circondava, chiusi gli occhi e...
Beh!!! Non vorrete che vi racconti tutto in un solo post, vero? In fondo ho aperto questo blog solo da una settimana pertanto abbiamo tutto il tempo del mondo per raccontarci ogni minimo particolare.
Oggi vi lascio con questi miei deliri e qualche foto del mio piccolo e magico mondo. Poi...chissà!!! la settimana prossima potrei già raccontarvi l'avventura della mia primissima ricetta.
Baci Cholé

I miei look da lavoro
Un angolino del mio cafè
Scale che conducono al B&B e angolo relax  cafè
Una stanza del mio B&B
Cafè all'aperto

Qualche particolare della mia casetta

Clicca su "Le café de l'éclair" per leggere la prefazione.
N.B. le immagini riportate come luoghi del café, B&B e casa, sono immagini prese dal web. Ovviamente, essendo questa una storia inventata, i posti descritti non esistono. Per rendere reale la storia, il finto blog di Cholé e la sua casa sono state usate delle immagini prese dalla rete, pertanto tali foto non rappresentano veramente quanto descritto nella parte sopra. La prima e l'ultima immagine, invece, sono state realizzate con Polyvore.

sabato 19 aprile 2014

Fatterellando: Fabergé e le uova dello zar


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PETER CARL FABERGÉ

Peter Carl Fabergé
Peter Carl Fabergé (San Pietroburgo 30 maggio 1846- Losanna 24 settembre 1920), era un leggendario artista-gioielliere e orafo russo. Nel 1860 Peter si trasferì a Dresda, assieme alla sua famiglia, ove frequentò un corso alla scuola delle Arti e dei Maestri. Nel 1864, spinto dal padre orafo e dalla sua passione per i tesori rinascimentali e barocchi, si imbarcò per un Grand Tour in Europa allo scopo di visitare e apprendere l'arte del creare attraverso le principali gioiellerie di Germania, Francia e Inghilterra. Dopo aver studiato a Parigi, all'età di 26 anni, ritornò a San Pietroburgo e sposò Augusta Julia Jacobs. Nei successivi dieci anni, il maestro di bottega Hiskias Pendin divenne il suo mentore e tutore visto che, proprio in quel periodo, la maison Fabergé si trovò a catalogare, riparare e restaurare alcuni oggetti provenienti dall'Ermitage. Dopo la morte del suo mentore, nel 1882, Carl divenne responsabile dell'attività di famiglia, vantando il titolo di Maestro Gioielliere. Nello stesso anno Carl e suo fratello Agathon parteciparono all'esibizione pan-russa di Mosca e per l'occasione, grazie ad uno dei loro pezzi migliori, la replica di un braccialetto in oro del IV secolo, ottennero la medaglia d'oro dell'esibizione e la medaglia dell'Ordine di San Stanislao. Lo zar, colpito dalla bravura e dall'estrema precisione dell'orafo, scelse alcune creazione delle famiglia Fabergé per incrementare la propria collezione di preziosi. Peter Carl Fabegé era un uomo eclettico con l'abilità di rendere ogni oggetto esclusivo e particolare attraverso l'aggiunta di disegni e elementi unici al mondo, oltre all'utilizzo di automi e sistemi innovativi per i gioielli stessi. I suoi capolavori sono senza tempo, perfetti e avvolti da una bellezza ricercata. Nel 1882 lo zar, Alessandro III di Russia, diede a Peter Carl Fabergé il titolo di Gioielliere per nomina speciale della Corona Imperiale. Da allora i suoi gioielli, gli accessori personali, gli oggetti di fantasia evocanti una visione di Belle Époque, lusso, agiatezza e raffinatezza rappresentano uno status symbol per magnati e industriali. Inoltre essi tracciano la storia della tragica fine della dinastia Romanov, di Nicola II e Alexandra, avvolti nell'opulenza sontuosa della loro corte. Le opere di questo grande maestro hanno una sensibilità artistica di matrice francese, ma un animo russo profondo e poetico e, assieme all'arte che sprigionano, raccontano anche delle storie esercitando un grande fascino ipnotico verso chi le ammira.
FABERGÉ E ROMANOV
Famiglia Romanov
La Maison Fabergé è una storica casa di gioielleria russa fondata nel 1842 da Gustav Fabergé, padre di Peter Carl Fabergé. L'accento sull'ultima “e” del cognome venne messa per dare un suono francese al fine di attirare la nobiltà russa. La Fabergé era un'azienda rinomata che aumentò ulteriormente il suo successo quando, nel 1885, lo Zar Alessandro III commissionò, a Peter Carl, la realizzazione di un uovo che lo designò Gioielliere della Corona Imperiale. Dal 1885 al 1917, anno della rivoluzione, vennero realizzate ben 50 uova pasquali ispirate alle vicende della casata imperiale russa. Il primo uovo imperiale nacque come dono dello Zar Alessandro III a sua moglie Maria Fedora per celebrare il 20° anniversario del loro fidanzamento. La storia narra che lo Zar, colpito dalla opere realizzate dall'orafo durante la fiera del 1882, a Mosca, ordinò all'artista la realizzazione di un uovo del 18° secolo appartenente alla zia dell'Imperatrice, la principessa Guglielmina Maria di Danimarca. Tale oggetto aveva impressionato l'imperatrice durante la sua infanzia in Danimarca e lo Zar, attraverso suggerimenti, pare sia stato apparentemente coinvolto nella progettazione del medesimo. Essendo la Pasqua, per la chiesa ortodossa, una festa importante ed equivalente al nostro Natale, durante la sua celebrazione vi una una tradizione particolare, quella di portare uova colorate a mano in chiesa per farle benedire e poi donarle ad amici e parenti. Fu cosi che lo Zar ebbe l'idea di commissionare l'uovo come sorpresa per Maria Fyodorovna. Conosciuto come l'uovo di gallina, il primo dono della collezione era stato realizzato in oro e smalto bianco opaco. All'apertura del medesimo veniva fuori una sorpresa, un tuorlo che al suo interno custodiva una gallina d'oro che a sua volta nascondeva una miniatura della corona imperiale ed un rubino (queste ultime due sorprese sono andate perdute).
Zar Nicola II
Tale tradizione perseverò negli anni e con l'arrivo dello Zar Nicola II, dal 1895, le uova diventarono due una per la madre rimasta vedova e uno per la moglie Alexandra. Ogni singolo uovo era un opera d'arte in miniatura che coinvolgeva artigiani altamente qualificati nella realizzazione degli oggetti che venivano lavorati con massima segretezza e riservatezza. Fabergé aveva carta bianca nelle creazioni in oro, platino e pietre preziose, e un solo obbligo, quello di plasmare sempre una sorpresa nella sorpresa. Il successo delle uova fu tale che in Europa fu aperta una filiale della maison con sede a Londra, mentre in Russia le sedi diventarono quattro e contavano oltre 500 lavoratori. Da come si evince, la storia di questo orafo e del suo marchio è inevitabilmente legata alla vita, agli amori e alla tragedie degli ultimi discendenti della dinastia Romanov. Lo Zar Nicola II e la sua imperatrice Alexandra, attraverso la rivoluzione russa, cambiarono il corso della storia mondiale proprio come l'orafo di corte nella creazione di gioielli. Di origine ugonotta, il talentuoso mago dei gioielli estese la sua fama in tutto il mondo ammaliando reali, nobili, magnati, industriali e artisti.
Della 50 uova realizzate, solo 42 sono sopravvissute e tra il 1904 e il 1905, a causa dei disordini politici e della guerra russo-giapponese, le uova non vennero create. Nel 1917 la rivoluzione russa ebbe una fine violenta non solo per la dinastia Romanov, ma anche per la Casa di Fabergé. I bolscevichi presero i suoi laboratori ed i loro tesori obbligando, Carl e la sia famiglia, a fuggire dalla Russia e chiudere la produzione. Nel 1920 Carl muore a Losanna e nel 1924 i figli, Eugène e Alexander, fondarono, a Parigi, la Fabergé & Cie, per la produzione di gioielli e restaurazione di oggetti appartenenti alla Maison Fabergé. Purtroppo la nuova attività non raggiunse mai i fasti dell'azienda creata dal padre e nel 1940 venne chiusa. Durante gli anni novanta, alla caduta del comunismo russo, la famiglia Fabergé intraprese una battaglia legale contro l'Unilever, quest'ultima cedette il marchio a Pallinghurst. Dopo il comunismo l'antica fabbrica di famiglia Alfaberge situata ancora in piazza Carl Fabergé 4 a San Pietroburgo, poté ricominciare la produzione delle sue preziose uova partendo dai disegni originali del nonno Carl. Nel 1992 Nikolay Shaidullin acquistò la fabbrica al fine di recuperare i disegni originali seppelliti negli archivi di stato. Tali schizzi sono stati validati come originali dall'esperto russo Valentine Skurlov.
Il cerchio si chiude nel mese di ottobre del 2007 quando Fabergé, sotto la nuova proprietà e direzione, annunciò la riunificazione del nome con la famiglia ponendo le basi per un rilancio del maison e della filosofia aziendale, ora in sintonia con i valori originari di estetica e spirito. Il 9 settembre del 2009 il marchio Fabergé è stato rilanciato con : Les Fabuleuses de Fabergé Collezioni Alta Gioielleria, Les Fleurs, Les Fables e Les Fauves de Fabergé. Oggi Katherina Flohr, creativo e amministratore delegato, e il suo team stanno rendendo omaggio al genio di Peter Carl anche attraverso la guida di Tatiana e Sarah Fabergé, le sue bis-nipoti. Le nuove collezioni contemporanee sono imbevute di storia, arte, poesia, raffinatezza e bellezza.

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La curiosità di Antonella
Negli Stati Uniti un uomo ha acquistato un preziosissimo Uovo Fabergè in un mercatino delle pulci, diventando inconsapevolmente possessore di un oggetto da svariati milioni di dollari. L'acquirente è stato subito incuriosito dalla maestosa bellezza dell'uovo e dalla rifinitura: interamente in oro, decorato con nastri di diamanti incastonati tra foglie e rose e con tre grandi zaffiri. Così, vedendoci una grande opportunità per ricavarci qualche soldo, lo ha acquistato per 14 mila dollari - 10 mila euro - con l'intenzione di rivenderlo a peso d'oro. L'uomo non sapeva però di avere tra le mani una delle uova extra rare della collezione Fabergè, con all'interno un orologio Vacheron Constantin, del valore di quasi 33 milioni di dollari.


Se volete scoprire le altre uova della collezione cliccate QUI e andate da Antonella del blog "Il tempo ritrovato"



Da oggi in poi Fatterellando assume una nuova veste. I wall che vedete saranno sempre curati da me (in questo caso quello di apertura e quello con gli auguri finale), mentre Antonella si occuperà dello spazio "La curiosità di Antonella".
Immagini : dal web 

venerdì 18 aprile 2014

La Focaccia Barese tra storia, tradizione e cambiamenti (ricetta con e senza glutine)


La focaccia è un pane schiacciato, morbido e delizioso, risalente all'epoca fenicia. Ben 3000 anni prima della pizza vide la luce un impasto fatto di miglio, orzo, acqua e sale, che i Fenici cuocevano con una ricca quantità di grasso. Nel II sec. a.C., Catone il Censore, politico, storico, generale e scrittore dell'antica Roma, raccontava di un impasto di forma rotonda cotto sulla pietra con olio d'oliva, spezie e miele, chiamato panis focacius (panis= pane, focus= fuoco), dal latino pane schiacciato sotto le ceneri del focolare. Durante il periodo rinascimentale, la focaccia, anche se era un pane destinato alla colazione, veniva degustata assieme a del buon vino durante i matrimoni al momento della benedizione. La focaccia varia da regione a regione, ma Puglia e Liguria se ne contendono la paternità, nonostante la sua presenza sia forte in tutto il Mediterraneo. La variante pugliese è per giunta raccontata nel film-documentario "Focaccia Blues", ambientato ad Altamura, nel 2001, ove il colosso americano McDonald's decide di aprire un mega fast food ignorando un piccolo locale presente nella stessa strada che vendeva la famosa focaccia del sud. Nel finale del lungometraggio il panettiere, leale e no-globa, la spunta sul colosso costringendo quest'ultimo a chiudere i battenti. 
La focaccia tipica barese è molto diffusa nelle zone appartenenti alla province di: Bari, Taranto, Barletta-Andria-Trani. Secondo alcuni questo tipo di focaccia nasce probabilmente ad Altamura o Laterza, come variante del tradizionale pane di grano duro, molto probabilmente al fine si sfruttare il calore iniziale forte del forno a legna. Essendo un prodotto legato alla tradizione la ricetta tramandata, di generazione in generazione, presenta numerose varianti perlopiù in base alla collocazione geografica. Nella versione più tipica la base della focaccia si ottiene amalgamando: semola rimacinata, patate lesse, lievito e acqua; in modo da ottenere un impasto elastico, molle ma non appiccicoso che, dopo la lievitazione, viene steso in una toglia unta con abbondante olio extravergine d'oliva. 
Esistono tre varianti legate alla tradizione:
- la focaccia per eccellenza che prevede la presenza di pomodorini freschi e/o olive nere baresane,
- la focaccia alle patate, ove l'intera superficie e ricoperta da fette di patate spesse circa 5 mm,
- la focaccia bianca condita con sale grosso e rosmarino.
Oggi, la focaccia, ha subito diversi cambiamenti e trasformazioni attraverso l'aggiunta di altri ingredienti posti sulla sua superficie: peperoni, melanzane, cipolle e altri tipi di verdure.

INGREDIENTI:
PER LA BASE:
-300 gr di farina 00 (senza glutine per i celiaci) Io uso quella della Conad, Fibrepan di Farmo oppure quella della marca L'altro gusto (mix per pane e focaccia senza glutine e lattosio), ma questo è un prodotto del sud, nello specifico di Bari, quindi non so se si trova ovunque.
-1 patata media (150-200 gr) lessa e schiacciata. Ingrediente uguale per tutti.
-mezzo cubetto di lievito di birra (essendo un fungo il lievito di birra normalmente è senza glutine, ma per sicurezza accertatevi sempre che non contenga aggiunta di altre sostanze)
-2 cucchiai di olio extravergine d'oliva (possibilmente pugliese)
-1/2 cucchiaio di sale
-1 cucchiaio di zucchero
-100 gr di acqua tiepida
-100 gr di latte
PER IL CONDIMENTO:
-pomodorini ciliegina q.b.
-olive nere pugliesi q.b.
-sale grosso q.b.
-olio extravergine d'oliva q.b.
-origano q.b.

PROCEDIMENTO:
Sciogliete il lievito con l'acqua calda e mescolatelo con lo zucchero. In una ciotola versate la farina e la patata lessa e schiacciata, aggiungete il lievito sciolto nell'acqua e lavorate il composto. Incorporate nell'impasto: latte, olio e sale e lavoratelo energicamente, con le mani, per almeno 10-15 minuti . Il composto deve risultare morbido, ma non liquido. Create una palla e coprite l'impasto con un panno umido o della carta da forno inumidita e poi riponetelo in un posto caldo per un'ora. (Io lascio la palla nel contenitore, chiudo il tutto con la carta da forno inumidita, avvolgo in un panno da cucina e poi in una coperta in pail per tenerlo al caldo). Trascorso il periodo di riposo dell'impasto, prendete una teglia tonda e versateci abbondante olio d'oliva, a questo punto poggiate l'impasto nella teglia senza sgonfiarlo (dopo un ora di riposo deve raddoppiare il suo volume) e con l'aiuto delle mani unte stendetelo. Tagliate i pomodori ciliegina in due e poggiateli sulla base, se amate le olive mettete anche quelle (la mai è senza), spolverate con un po' di sale grosso e origano, versate un altro filo d'olio sulla superficie. Lasciate riposare un'altra mezz'ora. Cuocete in forno ventilato, nella parte centrale, a 180° per all'incirca 15 minuti o in forno statico a 220°, nella parte bassa, per 15 minuti più altri 16-20 minuti circa al secondo livello ma con un calore inferiore (150-180°).



La focaccia barese va servita calda accompagnata da una bella birra fresca. I veri baresi la mangiano bevendo Peroni (noi celiaci sorseggeremo una gustosa birra senza glutine). Il barese doc, all'interno della sua focaccia o sopra, ci aggiunge una fetta di provolone e una di mortadella.













Il bello dei cibi della tradizione e che non passano mai di moda.   Audrey















                                        
                                          Con questo post partecipo alla raccolta 100% Gluten Free (fri) Day.

100 Gluten Free Fri Day - Gluten Free Travel and Living

mercoledì 16 aprile 2014

2 anni di Borderline


Due Anni fa, un po' per gioco, un po' per passare il tempo e anche per svarionare è nato Borderline. Un piccolo blog senza pretese, con una grafica che lasciava desiderare, dei post che tutto sembrano tranne che post e una blogger che non sapeva cosa volesse dire essere blogger.




Pochi punti fermi, poche certezze ma solo qualche rubrica divisa in etichettante e una manciata di folllower. All'inizio si scriveva solo di cinema, cibo, moda, informazioni e libri. I post erano semplici, le ricette venivano presentate in maniera primordiale e non con foto ben dettagliate e appartenenti a questo spazio, il tutto era da migliorare, cambiare, sistemare. Con il tempo, l'esperienza e la voglia di apprendere ogni singolo argomento è stato lavorato, modificato e plasmato al fine di rendere questo spazio un posto piacevole.






Borderline ha toccato argomenti important, profondi, leggeri e divertenti. Con il passare dei mesi ha raccontato le trame di alcuni libri, le storie di film di spessore ma anche e soprattutto di pellicola esilaranti e spensierate. Perchè il cinema servire anche a questo, a ridere, sognare e staccare la spina. Il cinema è diventato anche altro, la chiave di svolta del blog che ha portato questo spazio verso il cambiamento. La rubrica sulla musica, invece, si è evoluta e ci ha fatto scoprire vicende incredibili sulla vita e la morte di alcuni artisti. Nel frattempo la nascente rubrica handmade ci ha permesso di conoscere tante creative piene di passione e bravura.








Tante volete Borderline ha offerto solo parole di scrittori, cantanti, poeti accompagnate da istantanee fatte di ricordi. Giocando con altri blog si è scoperto il mondo e le mille sfaccettature del viaggiare. Un giorno dopo l'altro il numero di seguaci è aumentato, e con loro anche la voglia di offrire uno spazio all'altezza di cosi tanti visitatori.










Nell'ultimo periodo Borderline è riuscito ha fare un piccolo salto di qualità intervistando una scrittrice emergenti dotata di talento e bravura. E di tanto in tanto, invece, vi ha regalato delle storie di vita comune al fine di farvi riflettere su tematiche di un certo rilievo.










Assieme al blog "Il Tempo Ritrovato di Antonella" è nata una rubrica di approfondimento: Fatterellando. Attraverso il lavoro di squadra è stato possibile farvi scoprire tante cose interessanti e particolari, festeggiare in modo differente il Natale e parlare di collezioni sfiziosi e strane.

LA STAZIONE
L'anno scorso è arrivata "La stazione" e con i suoi personaggi avete davvero vissuto emozioni incedibili: dolore, felicità, nostalgia, rabbia, paura. Grazie a questa storia il numero di follower è aumentato e le piccole soddisfazioni hanno alimentato il desiderio e la voglia di continuare.
I capitoli finali non sono stati pubblicati, almeno per il momento, però in futuro i nostri amici potrebbero comunque ritornare.





Nel frattempo questo blog non vi ha lasciati soli e proprio ieri, per portare spensieratezza e leggerezza, è arrivato "Le café de l'Éclair". Che vi delizierà tra ricette, storie fantastiche e dal gusto d'altri tempi.





Borderline non vi abbandona, per chi vorrà seguirlo, ci sarà una nuova esilarante stagione.
Il lunedì troverete Chloé e il suo café, per imparare divertendovi, per fantasticare e per sorridere.
Il mercoledì gli argomenti saranno sempre differenti e ruoteranno toccando un po' tutte le rubriche presenti nel blog: musica, cinema, libri, si vabbé, informazione, curiosità, grandi donne, consigli, foto e viaggi. Il venerdì sarà dedicato alla cucina senza glutine e alle mie ricette. Una volta al mese, solitamente tra il sabato e la domenica, ritornerà "Fatterellando".
L'appuntamento è sempre qui per un nuovo anno di Borderline. Grazie a tutti quelli che hanno seguito questo blog con affetto, passione, dedizione, simpatia, allegria, voglia si apprendere, sorridere, divertirsi e discutere in maniera costruttiva sui vari argomenti. Grazie ai follower di sempre a quelli che lasciano commenti sul blog e anche a quelli che scrivono privatamente. Un blog senza lettori non è un blog quindi oggi e anche un po' la vostra festa e visto che è un giorno allegro, vi lascio con una canzone che parla di felicità, quella che provo io nel festeggiare un anno in più.