lunedì 28 luglio 2014

Le café de l'éclair (Cap 15- Baci di dama )



Anthelme Brillat-Savarin scrisse "Beato cioccolato, che dopo aver corso il mondo, attraverso il sorriso delle donne, trova la morte nel bacio saporito e fondente delle loro bocche".  Avete presente il video "First kiss" di Tatia Pilieva? Personalmente lo trovo un corto stupendo ove è bellissimo vedere le razioni delle diverse persone nel baciare uno/a sconosciuto/a per la prima volta. In verità pare che il lavoro sia stato commissionato e che i baciatori siano attori, però, anche se fosse vera la recita, resta il fatto che nella vita reale spesso le cose vanno proprio cosi: imbarazzo, passione, timori, sfacciataggine...
Oggi al "Le cafè de l'éclair" si va indietro nel tempo attraverso un bacio, un bacio di dama, un bacio mai ricevuto e un bacio arrivato per cambiare il destino.

BACI DI DAMA
Il giorno dopo il mio ultimo viaggio trascorsi la  giornata con un peso sul cuore, un piccolo macigno che m'impediva di pensare al presente e mi conduceva inevitabilmente nel passato, tra ricordi e sensazioni che credevo dimenticate.
Edoardo era seduto con me sul divano, la schiena poggiata contro il suo petto, la sua mano tra i miei capelli e le gambe stese sui cuscini morbidi e colorati.
-Prendi!!- Gli dissi porgendogli l'azatina colma di baci di dama.
-Deliziosi!!! Questa volta ti sei superata!!!- Rispose mentre afferrò un altro biscottino, poi mi accarezzò i capelli spostandoli dietro l'orecchio per darmi un bacio sul collo.
-Mi ricordano il passato... sai, questi dolcetti fanno parte di un periodo importante della mia vita...- Sbuffai riassaporando quel ricordo cosi dolce e amaro al contempo.
-quale periodo, posso saperlo anch'io? dai racconta!!!- Le sue dita indugiarono e poi, leggermente indecise, ripercorsero il mio collo, un movimento lento e rilassante, un avanti e indietro che in un qual senso mi tranquillizzò. 
-beh!!! Io...insomma...si, per farla breve...ho preparato i baci di dama solo una volta nella mia vita oltre oggi. Sono passati cinque anni da quel giorno. Marie venne a trovarmi, ero in bagno accovacciata sul pavimento con un test di gravidanza in mano e gli occhi peni di lacrime. Lei si avvicino, mi accarezzò i capelli, lesse il bugiardino e poi scoppiò a ridere. Tutta felice mi portò in cucina, mi abbraccio calorosamente e con sguardo deciso mi ordinò di preparane tantissimi e di offrili al papà di Elena mentre gli comunicavo la bella notizia... Avevo paura, ero confusa e sconvolta; ma lei cucinò con me e restò nascosta in cucina sino a quando non mi senti pronunciare la parola magica- La voce si spezzò e con difficoltà cercai di mandare già l'amaro boccone: quel pensiero infausto che mi tormentava ricordandomi che forse, in un futuro non troppo lontano, lei non sarebbe stata più la mia spalla, la mia socia, la mia persona.
-e poi?- Edoardo era talmente calmo e sereno da abbattere ogni mia difesa, compreso il muro che tentavo di alzare ogni volta che mi ritrovavo da sola con lui.
-ummmm...ahuahuahuahua ora che ci penso... fu davvero un viaggio assurdo che ci condusse dritte dritte nel Castello di Vittorio Emanuele II . Era una sera di novembre del 1852, lei si trasformò nel cuoco di corte ed io nella sua aiutante. Il re era un tipo barbuto...ahuahuahua...sai chi mi ricordava? Il papà di Sissi.. il film!! Quello con Romy Schneider!! Eraaaa, come lui, po' pienotto con i baffi all'insù e gli occhi spalancati. Secondo me doveva essere un golosone perchè quella sera chiese al cuoco un dolce, ma non un dolce preciso, bensì qualcosa di nuovo e sfizioso. Io e Marie rivoltammo la cucina alla ricerca di un ingrediente speciale ma trovammo solo: mandorle, armelline, burro, cioccolato e zucchero. Ci guardammo negli occhi e pensammo la stessa cosa, sogghignammo e poi cucinammo il dolcetto pensando alla confusione che avremmo creato... ahuahuahuahua- Per un attimo rivissi la scena e mi si riempì il cuore di gioia riprovando le stesse emozioni e sensazioni di allora.
-non capisco a cosa ti riferisci? quale confusione?- Edoardo prese un altro bacio, si spostò e si girò.
-Nulla... solo che questo dolce è di origini piemontesi. Il nome pare derivi dalla forma, vedi?...sembrano due labbra che si uniscono in un bacio... Come se due bocche si toccassero. La storia vuole che la loro nascita avvenga intorno al 1900, in effetti ci sono anche testimonianze che provano le sue origini. In breve i baci di dama sono di Tortona e sono anche prodotto agroalimentare della tradizionale del Piemonte.  In verità, per un periodo, vennero anche preparati con le nocciole più facili da reperire e meno costosa nella zona dalle Langhe. Cosi, la storia di Vittorio Emanuele II è diventata una leggenda un po' fastidiosa. Ecco, io e Marie adoriamo questo viaggio perchè, forse, abbiamo cambiato noi gli eventi potando la nascita di questa diatriba...non trovi?-  Alzai la testa per vedere il suo volto, lui fece una lunga pausa e poi esordì con una domanda.
-si, ma poi? voglio dire...il papà di Elena...-
-nulla!!! mangiò i baci di dama, mi disse che era buoni e poi si girò e andò via. Da quel giorno non l'ho più rivisto- Chiusi gli occhi , sospirai e girai leggermente la testa per non sentire il peso del suo sguardo su di me e su quel senso di vergogna che da allora provavo.
-dunque è per questo? non cucini i baci da anni per non pensare a quel momento?-
-si!!! per non ricordarlo, per paura di doverlo rivivere e sentirmi stupida e illusa come allora...-
-lo stupido è stato lui...Chloé, voglio dire..avrebbe dovuto abbracciarti, stringerti a lui, toccarti la pancia, sorriderti e poi baciarti...avrebbe dovuto unire le tue labbra alle sue, come il dolce che avevi preparato per lui...- Mi sollevò la testa, mi guardò negli occhi, mi abbracciò e poi mi baciò.
-forse, anche se in ritardo si può cambiare la storia- Affermò avvicinando nuovamente le sua labbra alla mie e poggiandole come se fossero la metà del biscotto.

Cari amici, vi lascio la ricetta tradizionale di questi buonissimi dolcetti e vi chiedo: 
si può rivivere un momento passato cambiano le cose per avere un ricordo diverso?
La storia può essere modificata da noi semplici mortali? Le persone posso tramutare i nostri ricordi sostituendo momenti brutti con
attimi di pura dolcezza?
Baci Chloé

venerdì 25 luglio 2014

La Fluffosa al cioccolato senza glutine

Esiste un dolce soffice, morbido come una nuvola, delicato e buonissimo; che rappresenta qualcosa di speciale: un gruppo, la solidarietà tra donne, l'amicizia e l'amore per la cucina.
La storia della Fluffosa nasce così, una modifica per volta, una variante di gusto, un passarsi la ricetta di Monica. Tutto inizia con una semplice torta chiffon all'acqua che diventa al timo, all'arancia, al limone, al cioccolato, alla cannella... E poi? Beh!!! In un raduno speciale Mrs Fluffy porta al Boscolo Etoile la sua Fluffosa e assieme a tutte le Bloggalline il dolce diventa torta ufficiale di questo immenso e affiatato gruppo. Come ha scritto Monica, raccontandoci la storia di questa sfiziosa cake, "Ognuna che ha provato a farla ha avuto la stessa netta sensazione di cucinare contemporaneamente alle altre bloggaline, come attraverso un fil rouge impercettibile, una laison d'affetto e di amicizia".
Le abbiamo preparate con passione, le abbiamo fotografate, le abbiamo commentate, abbiamo gioito per ogni singolo successo e ci siamo dispiaciute quando qualcuna è crollata. Nessuno smette di "fluffare", anzi, tutte continuiamo a sfornarle nonostante il caldo perchè ad una fetta di paradiso a colazione, per l'ora del té o semplicemente per una cena, una festa o un compleanno non si nega a nessuno.
Se volete scoprire le altre Fluffose andate su facebook o su pinboard e scrivete il seguente hashtag #iomangiolafluffosa.

La ricetta da me postata è tratta e leggermente modificata (causa intolleranza al glutine), dalla Fluffosa di Monica del blog "Dolci gusti". Le dosi sono state dimezzate e per realizzare il dolce ho utilizzato un semplice stampo per ciambelloni e non lo stampo per chiffon cake  con piedini.



 INGREDIENTI 
-50 g di farina per dolci (Mix DS)
-20 g di farina di riso (il Molino)
-50 g di amido di mais (amizea il Molino)
-30 g di cacao amaro senza glutine
-150 g di zucchero semolato
-65 g olio di semi
-90 g  di acqua tiepida
-3 uova bio
-2 albumi
-1 busta di lievito per dolci (Decorì)
-1/2 busta di cremore di tartaro
-un pizzico di sale
-1/2 limone grattugiato
* le marche sono state riportate solo per facilitare i celiaci e non nella riuscita del dolce.Naturalmente è possibile utilizzare altri mix di farina e altri marchi purché presentino il simbolo della spiga sbarrata.





PROCEDIMENTO:
Setacciate le farine, il cacao, lo zucchero, il sale e il lievito. In una boule emulsionate olio e acqua aiutandovi con una forchetta, unite la parte liquida a quella solida lavorandola con una spatola, aggiungete il limone e amalgamate, uno alla volta, le 3 uova. Montate gli albumi con il cremore di tartaro e amalgamate, molto delicatamente, i due composti. Infornate a 150°C per 1 ora e 15'.
N.B. Per chi usa uno stampo da ciambella ricordarsi di imburrare e infarinare la teglia e di non capovolgerla subito. (teglia da 22 cm). Per chi usa il tegame da angel o chiffon cake ricordatevi di non imburrare e di non infarinare e soprattutto di capovolgere l'apposito tegame.
Non aprire mai il forno.



Con questa Fluffosa al cioccolato partecipo alla raccolta 100% Gluten Free (FRI)DAY
I Love Gluten Free (FRI)DAY - Gluten Free Travel & Living

mercoledì 23 luglio 2014

Tra te & me: Il nero e l'argento di Paolo Giordano.


Oggi Antonella ed io abbiamo l'immenso piacere di annunciarvi la nascita di 
" Tra te & me "

la nostra nuova rubrica dove, quando ce ne sarà l'occasione, scriveremo di libri, di musica, di cinema
e di molti altri argomenti. A differenza di Fatterellando qui non si tratta di una lavoro
 di approfondimento scritto a quattro mani 
ma si tratta di esporre due differenti punti di vista sullo stesso argomento senza confrontarci 
preventivamente, anzi rimanendo rigorosamente all'oscuro del pensiero dell'altra.
Un modo divertente e simpatico per vedere come due persone amiche ma molto diverse
per provenienza geografica, età,  idee e studi possano scoprire dove realmente sono differenti e dove inaspettatamente si assomigliano molto.
 Anche tutti voi siete invitati ad esprimere la vostra opinione e a dirci a chi delle due assomigliate di più.

RECENSIONE DEL LIBRO " IL NERO E L'ARGENTO"
"Il nero e l'argento" è un libro breve ma intenso dove, ancora una vola, Giordano ci stupisce riconfermando la sua immensa maestria. L'abilità di questo autore contemporaneo è racchiusa nel suo esaminare l'animo umano, con l'insieme delle sue paure, fragilità e perplessità, ogni volta con una storia completamente diversa, affascinante, complessa, mai banale e amaramente dolce. Tutto giro intorno alla signora A, una donna forte, forse anche dura ma decisa e dolce. Una tenera aiutante che pian piano diventa un punto di riferimento per la famiglia dell' Io narratore. Attraverso i vari capitoli, anche chi legge, inizia a far parte della routine di questo nucleo famigliare. Il libro, alla fine, lascia nel lettore la stessa sensazione di abbandono provata dai suoi protagonisti. La morte viene analizzata cercando nel passato, nei ricordi e nelle piccole cose un modo per colmare l'enorme vuoto che travolge e distrugge gli equilibri di Nora, Emanuele e suo marito. " Le persone sono piene di memorie sensoriali, confortanti, memorie calde a cui tornare, ma non io: cancello facilmente ciò che non è visivo". Le pagine volano via, la lettura è scorrevole e tra una riflessione e il palesarsi della realtà, tra le sue parole cosi precise e quel descrivere familiare e intrigante non ci si rende conto di essere giunti alla fine.
" Ci districhiamo in fretta dai saluti e camminiamo fino a casa, noi tre soli: due genitori e un piccolo spaventapasseri rattristato che non ci lascia le mani se non quando arriviamo davanti alla porta, come a dire che lui ha capito, ha capito che le persone si allontanano, le persone se ne vanno e basta, per sempre, ma noi no, a noi non lo permetterà, almeno fintanto che ci manterrà uniti così".  Questo romanzo lo consiglio a chi ha voglia di emozionarsi, a chi non ha paura di versare una piccola lacrima, a chi sa che la realtà a volte colpisce duro, a chi non teme il tema della morte e dell'abbandono perchè, come tutte le altre cose belle e brutte del nostro viaggio sulla terra, fa parte della vita.
" Si è sdraiato sul marmo, a pancia in giù, è rimasto in ascolto con un orecchio poggiato sulla pietra, a lungo. Le parlava nella mente, credo, perchè le sue labbra si muovevano, seppure in modo appena percettibile. Si è sollevato in ginocchio e ha emesso un sospiro, un sospiro buffo e un po' affettato, da adulto. Infine, ha pronunciato il suo nome a voce alta:- Anna"

Il nero e l'argento: intervista doppia.

1-Come e perchè ti sei avvicinata a questo autore contemporaneo?
Audrey: La prima volta che ho sentito parlare di Paolo Giordano è stato qualche anno fa al tg, aveva appena vinto il premio Strega, era euforico ma contenuto e, ad ogni sua parola, mi convinsi sempre più che il suo libro mi sarebbe piaciuto. Qualche mese dopo ho acquistato "La solitudine dei numeri primi", un romanzo stupendo che mi ha affascinata e lasciata piacevolmente sorpresa per il suo modo di raccontare, di essere diverso dai soliti autori e per la scrittura scorrevole ma precisa.
Antonella: Come sapete non amo molto gli autori contemporanei, di Giordano me ne aveva parlato bene mia cognata e così ho letto " La solitudine dei numeri primi" che è stato una autentica sorpresa in un panorama letterario per lo più piatto Giordano si distingueva sia per le idee che per la scrittura.
2-Paolo Giordano, sino ad oggi, ha pubblicato tre libri: La solitudine dei numeri primi, Il corpo umano e Il nero e l'argento; qual è stata la tua storia preferita e perchè?
Audrey: Non credo di avere una libro preferito, al massimo ho una classifica. I tre racconti sono completamente diversi: come storia, come complessità dei personaggi principali, come sensazioni e emozioni; pertanto mi risulta difficile decretare una sorta di vincitore visto che ognuno ha una serie di qualità che lo rendono particolare ai miei occhi. Ma se devo proprio rispondere vi lascio la seguente classifica: La solitudine dei numeri primi, Il nero e l'argento, Il corpo umano.
Antonella: Sicuramente il romanzo che ho preferito è stato" Il corpo umano",  qui Giordano abbandona
le atmosfere adolescenziali ed intimiste e presenta un'opera corale, con molti personaggi, prospettive e punti di vista. Il libro si pone tre grandi e fondamentali domande: Cos'è la famiglia? Come si diventa un soldato? Che cosa provoca una guerra?
3-Qual è il personaggio che hai odiato di più e perchè?
Audrey: Nora, decisamente lei, il suo egoismo e quella sensazione di amarezza che mi lasciava suo marito parlando di lei. Si, nonostante l'amore del suo consorte, le belle parole, i sentimenti forti, credo di averla odiata all'ennesima potenza.
Antonella: Senza dubbio Nora, la moglie dell'Io narrante, fredda, anche un po' scostante, non mi piace come gestisce la vita di coppia, non mi piacciono le sue scelte e non mi piace nemmeno il suo modo
di essere disponibile verso gli altri ( quando lo è ) con una sorta di condiscendenza che la rende distante.
4-Qual è quello che invece hai amato di più?
Audrey: Ho amato di più suo marito, la voce narrante, la sua fragilità e quel raccontare in maniera delicata, come se, invece di scrivere, maneggiasse un vaso di porcellana. Le sue piccole paure, i suoi strani segreti da essere umano, le fragilità, i dubbi. Ogni volta che svelava qualcosa in più sulla signora A., Nora o Emanuele; mi rendevo conto della complessità del suo carattere. Quello che alla luce dei fatti doveva essere il più freddo e distaccato dei personaggi, a causa della sua forma mentis di stampo matematico, si rivela poi un uomo dall'animo sensibile, delicato e quasi artistico.
Antonella: Ma, forse, l'Io narrante, un personaggio un po' chiuso in se stesso a volte inadeguato ma con una sua particolare sensibilità.
5-Ti sei legata particolarmente a uno di questi personaggi? Se si, per quale ragione?
Audrey: Mi sono legata particolarmente alla signora A. Leggendo la sua storia, scoprendola un po' per volta, ad un certo punto, ho capito che aveva conquistato anche me oltre che la sua stramba famiglia. Più andavo avanti e più sentivo lo stesso senso d'abbandono e affetto.
Antonella: No
6-Trovami tre parole che descrivano il libro?
Audrey: amaro- delicato- veritiero
Antonella: Cupo, funerario, disperato
7-Secondo te a quale fascio d'età è indirizzato il romanzo?
Audrey: Credo sia adatto principalmente ad un pubblico maturo, questo non vuol dire a gente grande di età, ma a chi ha raggiunto una giusta maturità per coglierlo. Quindi potrebbe leggerlo anche un ragazzo di 16 anni se fosse maturo.
Antonella: Secondo me è un libro per adulti proprio a causa della sua cupezza e disperazione che anche nel finale non trova un riscatto pieno.
8-Faresti leggere questo libro a scuola?
Audrey: Non inserirei il libro nel programma scolastico ma farei sicuramente leggere il romando in qualche progetto di laboratorio riservato agli studenti di età superiore ai 16 anni.
Antonella: No, per gli stessi motivi di cui sopra, bisogna avere una certa conoscenza della vita e anche una certa esperienza, che solo l'età sa dare, per poter leggere un libro del genere senza esserne eccessivamente turbati
9-Riportami 2 massimo 3 frasi che ti hanno colpita e fatto riflettere:
Audrey : "Mi manca il modo in cui ci dava coraggio. La gente è cosi avara di coraggio. Vogliono soltanto accertarsi che tu ne abbia meno di loro"
 "La morte ridispone i ruoli secondo un ordine di importanza formale, ricucire all'istante gli strappi alle regole affettive che uno si è concesso in vita, e poco importante che Emanuele fosse quanto di più simile a un nipote la signora A.avesse conosciuto, che a noi, Nora e a me, piacesse consideraci suoi figli adottivi. Non lo eravamo"
"La sua linfa scorre chiara, limpida e copiosa a dispetto di tutto. Sono convinto che la sua vitalità è inesauribile, che nulla, neppure il dolore più definitivo , neppure il lutto più grave  sarebbero in grado di ostacolarla. In fin dei conti, non si è quasi mai felici o infelici per ciò che succede , si è una cosa o l'altra a seconda dell'umore che ci scorre dentro, e il suo è argento fuso, il più nobile fra i metalli, il migliore fra i conduttori, il riflettente più spietato. Il conforto di saperla cosi forte si mescola alla paura di non essere davvero indispensabile per lei e di esserle attaccato, fra gli innumerevoli modi in cui le sono attaccato, come una sanguisuga che succhia la vita altrui, una specie gigantesca di parassita".  
Antonella: " Non c'è spazio per il pensiero della morte per chi ha un tale eccesso di vita (...)
Il pensiero della morta è soltanto per chi è capace di mollare la presa, per chi almeno
una volta lo ha già fatto: non è neppure un pensiero forse, è più simile a un ricordo."
" Eravamo, a dispetto delle nostre speranze, indissolubili l'uno dall'altro "

TRAMA:
Paolo Giordano
Questa è la storia di Nora, suo marito e loro figlio Emanuele. Una storia fatta di piccioli ricordi, emozioni e dolore misto a felicità. La storia di una famiglia e della signora A., quella che senza volerlo, giorno dopo giorno, è entra nel cuore di tutti prendendosene un pezzetto. La vita di A, vedova fedele, innamorata, genuina; viene ripercorsa attraverso i ricordo di un uomo amante dei numero, delle logiche, delle verità che perde un po' se stesso e l'equilibrio familiare attraverso l'abbandono di chi aveva dato ordine, spazio, tempo e delicata bellezza alla loro quotidianità.


Clicca qui se vuoi andare da Antonella del blog "Il tempo ritrovato" per leggere la sua recensione.

lunedì 21 luglio 2014

Le café de l'éclair (Cap 14- La Bastiglia e il lampo )


Cari lettori, ormai sono mesi che vi scrivo e sono settimane che, ogni lunedì con tanta pazienza e amore, passate di qui, leggete le mie avventure alquanto bizzarre e mi aiutate offrendomi una parola di conforto, un suggerimento ,un altro punto di vista. Quella che devo raccontarvi oggi è una storia particolare , da una parte ci aiuterà a ritrovare Marie e scoprire che fine ha fatto, dall'altra vi permetterà di capire perché il mio café si chiamo cosi: café del lampo o semplicemente del mio dolce preferito: l'éclair au chocolat. Gustatevi quest'avventura perchè è un vero salto nel passato. 

La Bastiglia e il lampo
La mia cucina senza Marie non era più la stessa, i mie dolci non erano più speciali come una volta, io non ero più io. Per cucinare serva amore, il desiderio di rendere felici gli altri ad ogni morso, se la tua anima è logorata le tue mani perdono il tocco magico, la sensibilità, l'abilità. Seduta sullo sgabello del mio café fissavo il pavimento nella speranza di trovare una soluzione, un escamotage o qualsiasi altra via di fuga a quella sensazione che mi intrappolava.
-Chloé, basta!!!- Edoardo si avvicinò trascinando il suo sgabello di fronte al mio, si sedette, aprì le gambe incastrando le mie tra le sue poi, con delicatezza, prese il mio viso tra le mani portandolo verso di se, fronte contro fronte.
-Uniamo le nostre menti, sono sicuro che assieme rifletteranno meglio- Mi disse serio mentre il suo respiro, talmente vicino, si mescolava al mio.
-Ti va di preparare il mio dolce preferito?... éclair au chocolat!!!- Domandai alzandomi per prendere l'occorrente.
-Si!!! Anzi, devi togliermi una curiosità...il tuo café si chiama cosi a causa del dolce?- Edoardo si piegò, prese le ciotole e iniziò a preparare la pasta choux.
-veramente ha un doppio senso. Devi sapere che l'éclair nasce ad opera del grande cuoco e scrittore francese Marie Antoine Carême, un cuoco noto per la sua attività di semplificazione della houte cuisine. Era talmente bravo che riuscì a lavorare con i più grandi: Napoleone, Giorgio IV, lo Zar Alessandro I. Marie Antoine era un innovatore e l'éclair, cosi come lo conosciamo noi, non è altro che la modernizzazione della famosa duchessa. Il nome del pasticcino arrivò 20 anni dopo quando un fornaio francese gustandolo esclamò "Questa torta è cosi buona che si mangia in un lampo". Secodo alcuni il dolce venne chiamato cosi anche a causa della sua forma o per la sua luminosità dovuta alla glassa. Le café de l'éclair è il café del lampo ove tutto si mangia alla velocità della luce perchè troppo buono, ove tutto risplende come un lampo e dentro il nome vi è anche lei, Marie Antoinette; perchè l'inventore del pasticcino si chiamava Marie Antoine. In questo dolce, in questo lampo, in questo café; convivono la mia passione e la sua modernizzazione...- Una lacrima iniziò a rigarmi il viso scivolando verso il mento e, come una piccola goccia di rugiada, cadde nella pasta choux aumentando la portata del suo odore, espandendosi e travolgendoci sino a condurci finalmente da lei.
-Marieeee!!!! ma chère ami ...-Appena la vidi corsi verso di lei, l'abbracciai e le bacia le guance, con fretta e angoscia le toccai le braccia, il busto, i fianchi; per accertarmi che fosse viva, intera, sana e salva.
-oh ma petite chèrie..-Scoppiò in lacrime, prese la mia mano e ci condusse nel suo enorme armadio per conversare, senza essere visti, per qualche minuto.
-Marie, cosa succede?- Le parole ci uscirono contemporaneamente, io e Edoardo, presi dalla stessa angoscia dovevamo sapere tutto, all'istante. La reggia appariva strana, diversa, un po' come se fosse spenta e tetra, come se fosse calato il sipario e la scena improvvisamente fosse stata colpita da un evento catastrofico, come se la bellezza di un tempo, l'allegria, la festa e il fasto di quelle stanze si fosse congelato mostrando un risvolto di terrore.
-domenica 12 luglio la popolazione di Parigi, che da mesi vive nella miserie e nella paura, venne a conoscenza delle destituzione di Necker...Amici, non potete immaginare i disordini creati dalla manifestazione di protesta, i feriti, le urla, il terrore e la furia dei soldati tedeschi più obbedienti al delfino rispetto a quelli francesi. La mattina del giorno dopo, 40 dei 50 ingressi della mia bella città, vennero dati alle fiamme dalla popolazione in rivolta....Non potete capire!!! Il popolo, sempre più arrabbiato e affamato, iniziò a saccheggiare i magazzini nella ricerca di scorte di cibo... A questo punto gli elettori della capitale si riunirono per organizzare una milizia cittadina composta da borghesi e come segno distintivo usarono una coccarda con i colori della città. La milizia cominciò, anche lei, a saccheggiare i depositi in cerca di armi. Martedì 14, gli insorti riuscirono a procurasi oltre ventottomila fucili e qualche cannone... purtroppo non trovarono la polvere!!! Ah...mon dieu!!! Se solo ci fosse stata non ci sarebbe stato il bisogno di assalire la Bastiglia... Ci hanno detto che Pierre-Augustin Hulin decise di guidare gli insorti gridando "Amici, siete buoni cittadini? Si lo siete!!! Allora marciamo verso la Bastiglia".  Si tentò di discutere, si provò ad aprire una trattativa mentre la folla aumentava in maniera spropositata. Alle 13:30 le catene del ponte levatoio vennero tagliate causando un violento combattimento e diversi morti. Launey si arrese ma venne comunque preso e uno degli insorti lo decapitò infilando la sua testa su una picca.... Sette prigionieri vennero liberati...sette prigioniere in cambio di morti e feriti!!!- Disse in fine con un filo di voce e il terrore negli occhi.
-altro che Lady Oscar!!- Esclamò Edoardo che si prese prontamente una bella gomitata nel fianco per la frase inopportuna.
-Marie, mi spiace!!! come ti senti? tu stai bene? i bambini stanno bene?- Le accarezzai la guancia e lei sospirò cosi profondamente da darmi la sensazione di essersi liberata da un peso. Come se il macigno poggiato sul suo cuore fosse stato tolto.
-Chloé, ho paura per i bambini, per mio marito e per me. Ci hanno suggerito di abbandonare Versailles, ma io non voglio lasciare il mio consorte. Luigi dice che c'est rien...rien de rien, ma qualcosa dentro di me dice che non è cosi. I nobili stanno scappando, nulla e come prima il cambiamento mi sembra drastico- Le sue mani presero le mie torturandole involontariamente, un gesto sintomo delle sue paure che, ancora una volta, mi mostravano la vera Marie. La Marie donna, quella sensibile e forte ma paurosa e non la Antoinette bambina un po' capricciosa e con fisse e manie di protagonismo.
-Marie...devi sapere che ti...- Ancora una volate le parole più importanti finirono nel vuoto lasciando in me amarezza e tristezza. Il ritorno alla realtà, dopo quel viaggio, suonò come un pugno nello stomaco che mi lasciò, ripiegata su me stessa, sul pavimento della mia cucina.


Amici, ho paura di non rivederla, ho il timore che quello sia stato il nostro ultimo incontro e sto male 
perchè non le ho detto quanto le voglio bene, quanto è importante per me la sua amicizia e 
quando vorrei fare qualcosa per non perderla.
Un lampo ha colpito il nostro cafè, un lampo ci ha sconvolto la vita, un lampo sta cambiano le cose.
Vi auguro una felice settimana, vi lascio la ricetta dell'éclair e vi abbraccio.
Chloé

domenica 20 luglio 2014

Il simbolismo dei mie viaggi







“Nei simboli si osserva un vantaggio nella scoperta che è maggiore quando esprimono concisamente l'esatta natura di una cosa e nel contempo la raffigurano; allora infatti la fatica del pensiero è fantasticamente ridotta.” Leibnitz













Il wall realizzato per identificare questa iniziativa è semplice ma simbolico. Quello che vi mostro è un cielo, potrebbe essere quello della vostra città, potrebbe appartenere a qualsiasi luogo dall'altra parte del mondo, quello che conta è la storia che racconta. Sul lato destro ho immortalato la libertà, dite di no? Pensateci bene!!! Quallo è uno dei simboli della libertà, quindi è effettivamente la libertà. Un gabbiano che si alza in volo, le ali che si aprono per mantenere l'alta quota, i suoi giri nell'infinità del blu, non possono che simboleggiare il senso di leggerezza, spensieratezza e felicità tipico della libertà. Si, con una solo fato vi ho mostrato il cielo del salento, la voglia di libertà e quella sensazione d'infinito. In una foto vi ho raccontato una storia, un sogno che si mescola alla realtà grazie al simbolismo. Perchè mentre immortalavo un attimo di pura vita, nel momento in cui la vivevo senza rendermene conto la mia fantasia cavalcava e quel cielo poteva essere situato a New York ed io, invece di godermi il sole del salento, potevo sentirmi libera come quel gabbiano ammirando l'immensità della città dall'alto.
Con questo senso dei mie viaggi vi sfido
Avete letto bene!!!  Che i giochi abbiano inizio, che le vostre menti si liberino, che i vostri sogni si mescolino alla realtà, che la fantasia diventi vita e la vita sogno.
Sbizzarritevi, divertitevi, lasciatevi andare e cercate tra le foto in archivio, in giro per le strade della vostra città o in quella che sarà una nuova vacanza il vostro simbolismo. Innamoratevi di un oggetto, di una persona, di un animale, della natura, dell'architettura, di quello che vi fa sognare e che in fondo in fondo rappresenta anche qualcos'altro. 
La fuori vi è un mondo pieno di simboli, voi non dovete far altro che vivere e sognare.


INDICAZIONI:
Avete tempo fino al 05 settembre per postare 3 foto scattate da voi, spero le  più simboliche,  suoi vostri blog o condividere quante immagini volete suoi social media usando l'hashtag  #sensomieiviaggi (state attenti a non sbagliare altrimenti non riesco a recuperare i vostri scatti), in questo caso verrà scelta una foto per social. Come sempre, se volete usare più foto nel blog, dovete scrivere più posta da 3 foto ciascuno. Oppure, se non avete un blog, potete inviarmi 3 foto con descrizione via e-mail (audrey.borderline@libero.it), io le pubblicherò sui social usando l'hashtag su menzionato. 
- la sera del 05 settembre uscirà un post con le mie 3 foto e siete invitati a votare quella che vi piace di più per il post finale.
- il 10 settembre l'appuntamento è qui per  "Il simbolismo di un viaggio tra sogno e realtà"
Il post conclusivo raccoglierà una foto di ogni partecipante, i suoi sogni, le emozioni, ma soprattutto i simboli che hanno dato vita alle sue fantasie. So già, che grazie a voi, sarà un viaggio nel viaggio perchè se è bello viaggiare e stupendo anche sognare; il connubio sogno/viaggio è sicuramente  la fantasia/reale giusta da percorrere insieme.

Vi ricordo che la seguente iniziativa è nata nel blog di Monica (Viaggi &Baci). A causa di alcuni impedimenti, la nostra cara Monica, ha  dovuto passato il testimone a noi amiche blogger. Questo mese l'arduo compito è stato affidato a me, spero di esserne all'altezza portando alta la bandiera dei viaggiatori. 
Per tutti il periodo in cui l'iniziativa sarà gestita sul mio blog troverete, in alto a destra, il wall utilizzato in questo post. Se volete partecipare dovete solo cliccare su, entrare nuovamente in questo post e lasciare il link della vostra pubblicazione. Appena possibile, sulla pagina facebook di Borderline  verranno pubblicati i vostri post proprio come faceva Monica . 
Vi aspetto, non mancate!!! 

N.B. Il senso dei miei viaggi non è un concorso, non è un giveawey e soprattutto, partecipando, non si vince nulla.