martedì 24 febbraio 2015

Le montagne russe di Steve Jobs

"La gente non sa quello che vuole, finché non glielo fai capire tu." 

Steven Paul Jobs, conosciuto da tutti come Steve Jobs, era un imprenditore e produttore cinematografico statunitense nato a San Francisco, il 24 febbraio del 1955, e morto a Palo Alto il 5 ottobre del 2011. Fondatore della Apple Inc., amministratore delegato e fondatore della NeXT Computer, amministratore delegato della Pixar Animation Studios, è stato il primo uomo a presentare al mondo il personal computer con il mouse, l'iPod e il telefono capace di collegarsi a internet e svolgere le stesse funzioni di un pc. 
Una vita misteriosa quella di Steve, un'esistenza colma d'imprevisti e avvenimenti straordinari che alternarono attimi di dolore a momenti di pura gioia. Le sue montagne russe iniziarono cosi, con una caduta disarmante. Abbandonato dai suoi genitori biologici e rifiutato dai primi presunti genitori adottivi venne accolto da una famiglia umile ma per bene. Nel 1972, come da accordi prestabiliti prima del suo affidamento, s'iscrisse all'università ma visto il suo disinteresse decise di mollare tutto e affidarsi alla sua curiosità, alla sua intuizione e al fato. Proprio in questi anni la prima curva con discesa movimenta stravolse la sua vita diventata ormai una lotta alla sopravvivenza, infatti, per andare avanti Steve raccoglieva lattine di coca-cola per avere cinque centesimi di cauzione, camminava per km pur di mangiate un pasto gratis alla mensa e, tra le sue follie, provò una dieta a cura di mele. Le famose mele del peccato originale divenute poi simbolo della Apple. Qualche tempo dopo, tornato in California, lavorò per Atari, uno dei primi produttori di videogame. Nel 1976, con l'amico Steve Wozniak, fondò la Apple Computer, situata nel suo garage.
"Siate affamati. Siate folli" 
Apple I
Dai loro sacrifici, dai pochi dollari rimediati e dalla loro abilità nacque Apple I, un pc economico perchè composto da poche essenziali componenti, ma innovativo grazie alla possibilità di essere collegato ad uno schermo tv e all'accensione semplificata dalla rom. In seguito arrivarono Apple II e III, mentre, nel 1979, ci fu la svolta attraverso l'idea che trasformò il pc in un elettrodomestico alla portati di tutti, metamorfosi poi completata, nel 1984, con il lancio del Macintosh. Però, come vi dicevo, la sua vita era una corsa interminabile sulle montagne russe e dopo il successo subentrò il declino, nel 1985, Jobs venne mandato via dalla Apple, la sua creatura. 
"Essere licenziato da Apple...fu la cosa migliore che potesse capitarmi...Mi liberò dagli impedimenti permettendomi di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita"

Fu così che fondò la NeXT e la Pixar che, purtroppo, stentarono a decollare. Comunque, in seguito alla solita discesa, vi fu l'enorme risalita. L'ascesa giunse quando i destini delle due aziende s'incrociarono e, nel 1996, Jobs ritornò da vincitore in quella che era la sua prima casa. 
Egocentrico, pignolo, amante dell'estetica e della bellezza, Steve riportò la Apple a galla e nel 2001 presentò l'iPod, uno dei prodotti di punta del marchio status symbol. Ovviamente, ancora una volta, dopo una grande salita seguì una triste discesa e, in una mattina del 2004, Jobs scoprì di avere un tumore al pancreas. Nel 2007, presentò al mondo l'iPhone, usando la sua personale e vincente strategia di marketing perchè la sua più grande abilità naturale risiedeva soprattutto lì, nel suo linguaggio non verbale e in quel modo che aveva di convincere il mondo che con i suoi prodotti la loro vita sarebbe migliorata. La corsa sulle montagne russe era giunta quasi al termine e, come sapete tutti, prima di scendere definitivamente dalla giostra la strada è sempre piana, come la sua vita da buddista e vegetariano convinto che si spense a causa della malattia.
Eccovi uno dei suoi discorsi più belli 
Sono onorato di essere qui con voi oggi, nel giorno della vostra laurea presso una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato.
A dir la verità, questa è l'occasione in cui mi sono di più avvicinato ad un conferimento di titolo accademico. Oggi voglio raccontarvi tre episodi della mia vita. Tutto qui, nulla di speciale.
Solo tre storie.
La prima storia parla di "unire i puntini".
Ho abbandonato gli studi al Reed College dopo sei mesi, ma vi sono rimasto come imbucato per altri diciotto mesi, prima di lasciarlo definitivamente. Allora perchè ho smesso?
Tutto è cominciato prima che io nascessi. La mia madre biologica era laureanda ma ragazza-madre, decise perciò di darmi in adozione. Desiderava ardentemente che io fossi adottato da laureati, così tutto fu approntato affinché ciò avvenisse alla mia nascita da parte di un avvocato e di sua moglie. All'ultimo minuto, appena nato, questi ultimi decisero che avrebbero preferito una femminuccia. Così quelli che poi sarebbero diventati i miei "veri" genitori, che allora si trovavano in una lista d'attesa per l'adozione, furono chiamati nel bel mezzo della notte e venne chiesto loro: "Abbiamo un bimbo, un maschietto, ‘non previsto'; volete adottarlo?". Risposero: "Certamente". La mia madre biologica venne a sapere successivamente che mia mamma non aveva mai ottenuto la laurea e che mio padre non si era mai diplomato: per questo si rifiutò di firmare i documenti definitivi per l'adozione. Tornò sulla sua decisione solo qualche mese dopo, quando i miei genitori adottivi le promisero che un giorno sarei andato all'università.
Infine, diciassette anni dopo ci andai. Ingenuamente scelsi un'università che era costosa quanto Stanford, così tutti i risparmi dei miei genitori sarebbero stati spesi per la mia istruzione accademica. Dopo sei mesi, non riuscivo a comprenderne il valore: non avevo idea di cosa avrei fatto nella mia vita e non avevo idea di come l'università mi avrebbe aiutato a scoprirlo. Inoltre, come ho detto, stavo spendendo i soldi che i miei genitori avevano risparmiato per tutta la vita, così decisi di abbandonare, avendo fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. OK, ero piuttosto terrorizzato all'epoca, ma guardandomi indietro credo sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell'istante in cui abbandonai potei smettere di assistere alle lezioni obbligatorie e cominciai a seguire quelle che mi sembravano interessanti.
Non era tutto così romantico al tempo. Non avevo una stanza nel dormitorio, perciò dormivo sul pavimento delle camere dei miei amici; portavo indietro i vuoti delle bottiglie di coca-cola per raccogliere quei cinque cent di deposito che mi avrebbero permesso di comprarmi da mangiare; ogni domenica camminavo per sette miglia attraverso la città per avere l'unico pasto decente nella settimana presso il tempio Hare Krishna. Ma mi piaceva. Gran parte delle cose che trovai sulla mia strada per caso o grazie all'intuizione in quel periodo si sono rivelate inestimabili più avanti. Lasciate che vi faccia un esempio:
Il Reed College a quel tempo offriva probabilmente i migliori corsi di calligrafia del paese. Nel campus ogni poster, ogni etichetta su ogni cassetto, erano scritti in splendida calligrafia. Siccome avevo abbandonato i miei studi ‘ufficiali' e pertanto non dovevo seguire le classi da piano studi, decisi di seguire un corso di calligrafia per imparare come riprodurre quanto di bello visto là attorno. Ho imparato dei caratteri serif e sans serif, a come variare la spaziatura tra differenti combinazioni di lettere, e che cosa rende la migliore tipografia così grande. Era bellissimo, antico e così artisticamente delicato che la scienza non avrebbe potuto ‘catturarlo', e trovavo ciò affascinante.
Nulla di tutto questo sembrava avere speranza di applicazione pratica nella mia vita, ma dieci anni dopo, quando stavamo progettando il primo computer Machintosh, mi tornò utile. Progettammo così il Mac: era il primo computer dalla bella tipografia. Se non avessi abbandonato gli studi, il Mac non avrebbe avuto multipli caratteri e font spazialmente proporzionate. E se Windows non avesse copiato il Mac, nessun personal computer ora le avrebbe. Se non avessi abbandonato, se non fossi incappato in quel corso di calligrafia, i computer oggi non avrebbero quella splendida tipografia che ora possiedono. Certamente non era possibile all'epoca ‘unire i puntini' e avere un quadro di cosa sarebbe successo, ma tutto diventò molto chiaro guardandosi alle spalledieci anni dopo.
Vi ripeto, non potete sperare di unire i puntini guardando avanti, potete farlo solo guardandovi alle spalle: dovete quindi avere fiducia che, nel futuro, i puntini che ora vi paiono senza senso possano in qualche modo unirsi nel futuro. Dovete credere in qualcosa: il vostro ombelico, il vostro karma, la vostra vita, il vostro destino, chiamatelo come volete... questo approccio non mi ha mai lasciato a terra, e ha fatto la differenza nella mia vita.
La mia seconda storia parla di amore e di perdita.
Fui molto fortunato - ho trovato cosa mi piacesse fare nella vita piuttosto in fretta. Io e Woz fondammo la Apple nel garage dei miei genitori quando avevo appena vent'anni. Abbiamo lavorato duro, e in dieci anni Apple è cresciuta da noi due soli in un garage sino ad una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. Avevamo appena rilasciato la nostra migliore creazione - il Macintosh -un anno prima, e avevo appena compiuto trent'anni... quando venni licenziato. Come può una persona essere licenziata da una Società che ha fondato? Beh, quando Apple si sviluppò assumemmo una persona - che pensavamo fosse di grande talento - per dirigere la compagnia con me, e per il primo anno le cose andarono bene. In seguito però le nostre visioni sul futuro cominciarono a divergere finché non ci scontrammo. Quando successe, il nostro Consiglio di Amministrazione si schierò con lui. Così a trent'anni ero a spasso. E in maniera plateale. Ciò che aveva focalizzato la mia intera vita adulta non c'era più, e tutto questo fu devastante.
Non avevo la benché minima idea di cosa avrei fatto, per qualche mese. Sentivo di aver tradito la precedente generazione di imprenditori, che avevo lasciato cadere il testimone che mi era stato passato. Mi incontrai con David Packard e Bob Noyce e provai a scusarmi per aver mandato all'aria tutto così malamente: era stato un vero fallimento pubblico, e arrivai addirittura a pensare di andarmene dalla Silicon Valley. Ma qualcosa cominciò a farsi strada dentro me: amavo ancora quello che avevo fatto, e ciò che era successo alla Apple non aveva cambiato questo di un nulla. Ero stato rifiutato, ma ero ancora innamorato. Così decisi di ricominciare.
Non potevo accorgermene allora, ma venne fuori che essere licenziato dalla Apple era la cosa migliore che mi sarebbe potuta capitare.
La pesantezza del successo fu sostituita dalla soavità di essere di nuovo un iniziatore, mi rese libero di entrare in uno dei periodi più creatividella mia vita.
Nei cinque anni successivi fondai una Società chiamata NeXT, un'altra chiamata Pixar, e mi innamorai di una splendida ragazza che sarebbe diventata mia moglie. La Pixar produsse il primo film di animazione interamente creato al computer, Toy Story, ed è ora lo studio di animazione di maggior successo nel mondo. In una mirabile successione di accadimenti, Apple comprò NeXT, ritornai in Apple e la tecnologia che sviluppammo alla NeXT è nel cuore dell'attuale rinascimento di Apple. E io e Laurene abbiamo una splendida famiglia insieme.
Sono abbastanza sicuro che niente di tutto questo mi sarebbe accaduto se non fossi stato licenziato dalla Apple. Fu una medicina con un saporaccio, ma presumo che ‘il paziente'ne avesse bisogno. Ogni tanto la vita vi colpisce sulla testa con un mattone. Non perdete la fiducia, però. Sono convinto che l'unica cosa che mi ha aiutato ad andare avanti sia stato l'amore per ciò che facevo. Dovete trovare le vostre passioni, e questo è vero tanto per il/la vostro/a findanzato/a che per il vostro lavoro. Il vostro lavoro occuperà una parte rilevante delle vostre vite, e l'unico modo per esserne davvero soddisfatti sarà fare un gran bel lavoro. E l'unico modo di fare un granbel lavoro è amare quello che fate. Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a cercare, non fermatevi, come capita per le faccende di cuore, saprete di averlo trovato non appena ce l'avrete davanti. E, come le grandi storie d'amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continuate a cercare finché non lo trovate. Non accontentatevi.
La mia terza storia parla della morte.
Quando avevo diciassette anni, ho letto una citazione che recitava: "Se vivi ogni giorno come se fosse l'ultimo, uno di questi c'avrai azzeccato". Mi fece una gran impressione, e da quel momento, per i successivi trentatrè anni, mi sono guardato allo specchio ogni giorno e mi sono chiesto: "Se oggi fosse l'ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?". E ogni volta che la risposta era "No" per troppi giorni consecutivi, sapevo di dover cambiare qualcosa.
Ricordare che sarei morto presto è stato lo strumento più utile che abbia mai trovato per aiutarmi nel fare le scelte importanti nella vita. Perché quasi tutto - tutte le aspettative esteriori, l'orgoglio, la paura e l'imbarazzo per il fallimento - sono cose che scivolano via di fronte alla morte, lasciando solamente ciò che è davvero importante. Ricordarvi che state per morire è il miglior modo per evitare la trappola rappresentata dalla convinzione che abbiate qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c'è ragione perché non seguiate il vostro cuore.
Un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Effettuai una scansione alle sette e trenta del mattino, e mostrava chiaramente un tumore nel mio pancreas. Fino ad allora non sapevo nemmeno cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che con ogni probabilità era un tipo di cancro incurabile, e avevo un'aspettativa di vita non superiore ai tre-sei mesi. Il mio dottore mi consigliò di tornare a casa ‘a sistemarei miei affari', che è un modo per i medici di dirti di prepararti a morire. Significa che devi cercare di dire ai tuoi figli tutto quello che avresti potuto nei successivi dieci anni in pochi mesi. Significa che devi fare in modo che tutto sia a posto, così da rendere la cosa più semplice per la tua famiglia. Significa che devi pronunciare i tuoi ‘addio'.
Ho vissuto con quella spada di Damocle per tutto il giorno. In seguito quella sera ho fatto una biopsia, dove mi infilarono una sonda nella gola, attraverso il mio stomaco fin dentro l'intestino,inserirono una sonda nel pancreas e prelevarono alcune cellule del tumore. Ero in anestesia totale, ma mia moglie, che era lì, mi disse che quando videro le cellule al microscopio, i dottori cominciarono a gridare perché venne fuori che si trattava una forma molto rara di cancro curabile attraverso la chirurgia. Così mi sono operato e ora sto bene.
Questa è stata la volta in cui mi sono trovato più vicino alla morte, e spero lo sia per molti decenni ancora. Essendoci passato,posso dirvi ora qualcosa con maggiore certezza rispetto a quando la morte per me era solo un puro concetto intellettuale:
Nessuno vuole morire. Anche le persone che desiderano andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E nonostante tutto la morte rappresenta l'unica destinazione che noi tutti condividiamo, nessuno è mai sfuggito ad essa. Questo perché è come dovrebbe essere: la Morte è la migliore invenzione della Vita. E' l'agente di cambio della Vita: fa piazza pulita del vecchio per aprire la strada al nuovo. Ora come ora ‘il nuovo' siete voi, ma un giorno non troppo lontano da oggi, gradualmente diventerete ‘il vecchio'e sarete messi da parte. Mi dispiace essere così drammatico, ma è pressappoco la verità.
Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun'altro. Non rimanete intrappolati nei dogmi, che vi porteranno a vivere secondo il pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui zittisca la vostra voce interiore. E, ancora più importante,abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione: loro vi guideranno in qualche modo nel conoscere cosa veramente vorrete diventare. Tutto il resto è secondario.
Quando ero giovane, c'era una pubblicazione splendida che si chiamava The whole Earthcatalog, che è stata una delle bibbie della mia generazione. Fu creata da Steward Brand, non molto distante da qui, a Menlo Park, e costui apportò ad essa il suo senso poetico della vita. Era la fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer, ed era fatto tutto con le macchine da scrivere, le forbici e le fotocamere polaroid: era una specie di Google formato volume, trentacinque anni prima che Google venisse fuori. Era idealista, e pieno di concetti chiari e nozioni speciali.
Steward e il suo team pubblicarono diversi numeri di The whole Earth catalog, e quando concluse il suo tempo, fecero uscire il numero finale. Era la metà degli anni Settanta e io avevo pressappoco la vostra età. Nella quarta di copertina del numero finale c'era una fotografia di una strada di campagna nel primo mattino, del tipo che potete trovare facendo autostop se siete dei tipi così avventurosi. Sotto, le seguenti parole: "Siate affamati. Siate folli". Era il loro addio, e ho sperato sempre questo per me. Ora, nel giorno della vostra laurea, pronti nel cominciare una nuova avventura, auguro questo a voi.
Siate affamati. Siate folli.
Tanti auguri Steve!!!
 

Immagini: dal web
Fonte: Focus- Nella testa di Steve Jobs, di Kahney Leander

venerdì 20 febbraio 2015

Chiacchiere gluten free e vegan

Le "Chiacchiere" conosciute anche come: frappe, bugie, cenci, in base alla regione nella quale vi trovate sono un dolce tipico della tradizione carnevalesca. In origine, le famose Chiacchiere, erano preparate dagli antichi romani per festeggiare i saturnali (festività corrispondente al nostro carnevale), e venivano chiamate frictiliae. Esse, durante i festeggiamenti, venivano servite alla folla che si riversava per le strade ed erano molto amate proprio per la loro velocità nella preparazione.

Oggi, grazie alla ricetta della mia amica Simona Mirto del blog Tavolartegusto, vi presento questa variante veloce, facile da preparare, gustosa, senza glutine e anche vegan.
Per chi volesse seguire la ricetta originale cliccate qui. Se, invece, volete provare la mia versione non vi resta che proseguire.






Chiacchiere senza glutine e vegan 
(ricetta tratta e parzialmente modificata dal blog di Simona Mirto)

INGREDIENTI:
-100 gr di fecola di patata
-110 gr di amido di mais
-la punta di un cucchiaino di gomma di guar
-1 pizzico di sale
-150 gr di yogurt di soia
-zucchero a velo q.b. per spolverare
-1 l di olio di semi per friggere
PROCEDIMENTO:
Versare lo yogurt nel mixer, aggiungere il sale e, un po' alla volta, la farina. Dopo qualche giro di mixer l'impasto inizierà a formarsi, a questo punto continuare ad aggiungere la farina solo se lo yogurt è in grado di assorbirne altra. Formare una palla, avvolgere nella pellicola l'impasto e lasciare riposare per 30 minuti a temperatura ambiente. Staccare dei pezzi piccoli d'impasto da 25 gr circa, infarinare, appiattire e stendere con il mattarello in modo da ottenere una sfoglia sottilissima. Tagliare dei pezzi della grandezza che più preferite aiutandovi con una rotella taglia pasta dentellata. Staccare delicatamente e friggere accuratamente. Quando le chiacchiere saranno fredde spolverare con un po' di zucchero a velo.
N.B. Si conservano per all'incirca due giorni.


 Con questa "Chiacchiere senza glutine e vegan"  partecipo alla raccolta 100% Gluten Free (FRI)DAY
I Love Gluten Free (FRI)DAY - Gluten Free Travel & Living

sabato 14 febbraio 2015

Tra te&me: San Valentino tra leggenda e punti di vista

Torna "Tra Te&Me", la rubrica che mette a confronto due punti di vista frutto dei pensieri di due persone differenti per età, provenienza geografica, studi, idee. Questa volta il tema è San Valentino, la festa degli innamorati più amata, odiata e chiacchierata.
Oggi, come la scorsa volta con il post dedicato a Paolo Giordano (cliccate qui per visionarlo), senza consultarci, Antonella ed io, abbiamo spiegato cosa rappresenta per noi questa festa celebrando con voi questa giornata fatta d'amore  raccontandovi la sua leggenda.







LA LEGGENDA
La festa del vescovo e martire Valentino si riallaccia agli antichi festeggiamenti di Greci, Italici e Romani che si tenevano il 15 febbraio in onore del dio Pan, Fauno e Luperco. Questi festeggiamenti erano legati alla purificazione dei campi e ai riti di fecondità. Divenuti troppo orridi e licenziosi, furono proibiti da Augusto e poi soppressi da Gelasio nel 494. La Chiesa cristianizzò quel rito pagano della fecondità anticipandolo al giorno 14 di febbraio attribuendo al martire ternano la capacità di proteggere i fidanzati e gli innamorati indirizzati al matrimonio e ad un’unione allietata dai figli. Da questa vicenda sorsero alcune leggende. Le più interessanti sono quelle che dicono il santo martire amante delle rose, fiori profumati che regalava alle coppie di fidanzati per augurare loro un’unione felice.  Le più celebri sono quelle della Rosa della riconciliazione e di Sabino e Serapia.
La prima vuole che san Valentino, sentendo un giorno bisticciare due giovani fidanzati, che stavano passando al di là della siepe del suo giardino, uscì loro incontro tenendo in mano una bella rosa. Il capo canuto, il volto sereno e sorridente del buon vecchio e quella rosa, tenuta in alto col gesto di donarla, ebbero il magico potere di calmare i due innamorati in lite. Quando poi egli, donando realmente quel purpureo fiore, volle che tutti e due insieme stringessero il gambo con cautela per non pungersi e spiegò il "cor unum" di due persone sposate, l'amore era tornato come prima.
I due tornarono poi da lui finché, come desiderava, non fu proprio il Santo Vescovo a benedire il loro matrimonio felicissimo. La cosa si riseppe e allora fu una processione ad invocare il patrocinio di lui sulle famiglie da fondare.
Il Vescovo, però, aveva anche altre occupazioni pastorali alle quali accudire, perciò stabilì per quella benedizione il quattordici del mese. Ed il quattordici del mese è restato, ma ristretto a quello di febbraio, perché in quel giorno egli andò a celebrare le sue nozze in Paradiso.
La leggenda di Sabino e Serapia, invece è rifiorita nel Novecento dopo il ritrovamento, a Pentima, di un sarcofago contente gli scheletri di due giovani:  c'era una bella ragazza di nome Serapia, la quale abitava in una piazza di Terni, l'attuale Piazza Clai. Passando spesso di lì un giovane centurione romano, di nome Sabino, la osservò più volte, se ne innamorò e la chiese in sposa. I parenti di lei, però, non volevano, perché Sabino era pagano mentre loro erano tutti cristiani. Allora lei gli suggerì di andare dal loro Vescovo e farsi istruire ben bene e farsi battezzare. Cosa che egli per amore di lei fece. Ma quando questo ostacolo era stato sormontato, ne sorse uno grandissimo. Si scoprì che Serapia era affetta da una forma di tisi avanzatissima. Disperazione dei genitori e del giovane legionario romano.Fatto venire il santo Vescovo presso il letto della moribonda, Sabino supplicò il Santo che non permettesse che egli si separasse dalla sua amata. La vita gli sarebbe riuscita un lungo martirio insopportabile.
Valentino alzò le mani e la voce al Padre di tutti. Ed un sonno beatificante unì per l'eternità
quei due cuori  mentre si stringevano per l'eternità.
Oggi la festa di San Valentino è celebrata ovunque come Santo dell’Amore. L’invito e la forza dell’amore che è racchiuso nel messaggio di san Valentino deve essere considerato anche da altre angolazioni, oltre che dall’ormai esclusivo significato del rapporto tra uomo e donna. L’Amore è Dio stesso e caratterizza l’uomo, immagine di Dio. Nell’Amore risiede la solidarietà e la pace, l’unità della famiglia e dell’intera umanità.

COSA RAPPRESENTA PER TE SAN VALENTINO?
Partendo dal presupposto che l'amore non ha un giorno prestabilito per esplodere nel cuore, essere rimembrato, commemorato e dichiarato. E che quando si ama ogni giorno è San Valentino, qualsiasi dì va bene per essere colpiti da una delle frecce di Cupido e in un mese qualunque si può ricordare alla persona amata quanto sia importante per noi. Se escludo il lato consumistico della festa, la facciata perbenista o fasulla che pende come una lama affilata sulle teste di chi non si ama per davvero ma non riesce a non fingere anche e soprattutto in questo giorno; se escludo la parte che, in un qual senso, mi lascia basita come tutte le ricorrenze fatte per ricordare qualcosa che dovremmo aver impresso nella memoria sempre e comunque.  Allora adoro questa festa che vedo come giorno simbolo dell'amore inteso nella sua forma più grande ed eccelsa. Per me San Valentino è il giorno dell'amore quello tra uomo e donna, tra due amici, tra una mamma e suo figlio, un cane e il suo padrone, il nonno e suo nipote. 
Si, per me San Valentino è il giorno nel quale, per una volta all'anno, ti fermi e dici ti amo a tutte quelle persone alle quali non dici mai nulla e lo fai perchè è bello, anche se scontato, mostrare quanto ci teniamo a chi per noi conta davvero. 
Quindi, visto che oggi è il giorno dell'amore e considerato che non vi ho mai detto quanto siete importanti per me miei cari seguaci. Buon San Valentino !!!

COSA USERESTI PER RAPPRESENTARE QUESTA FESTA?
Per rappresentarla uso un bacio rubato tra Paolo e Francesca, perchè anche gli
amori sbagliati, quelli mai vissuti, quelli che non dovrebbero nemmeno nascere
e quelli che fanno male sono comunque amori e come tali,
nonostante tutto, fanno parte di questa giornata.
  Amos Cassioli (1832-1891): Paolo e Francesca
...Tesoro io
Ti amerò
Fino ai settanta
Baby mio cuore
Potrebbe battere più forte
Di quando ne avevamo 33
Sto pensando a come
Le persone si innamorano in modi misteriosi
Forse è tutto parte di un piano
Io mi innamoro di te ogni singolo giorno...  
    Ed Sheeran- Thinking out loud               

domenica 8 febbraio 2015

Le café de l'éclaire ( Cap 20 - Moelleux au chocolat di San Valentino)


Slave cari lettori, come va? spero bene!!!
Si, vi ho trascurati . E si, vi è una ragione.
Settimane frenetiche sono trascorse tra lo studiare un nuovo menù per il bar del B&B,
l'escogitare una nuova strategia di vendita per alcuni prodotti, il trovare idee vincenti per i mesi futuri e il capire cosa vuole Edoardo.
Come direbbe Emma Louise "la mia testa è una giungla".

Moelleux au chocolat di San Valentino
-Chloé, dove si?- Urlò mia madre ispezionando le stanze di passaggio prima di approdare nel posto giusto.
-In cucina. Preparo dei moelleux au cholat...dimmi?- Risposi a voce alta per farmi sentire.
-ah...ok!ascolta, io e la bambina usciamo per una passeggiata ci vediamo dopo- Aggiunse velocemente sparendo in un istante.
Sola nel silenzio della mia adorata cucina tra gli attrezzi da lavoro e il profumo del fondente, mi sentii avvolta nell'idillio più totale quando, ad un tratto, apparve lui.
Il sorriso smagliante, l'abito elegante, lo sguardo da uomo che non deve chiedere mai e la sua sicurezza prorompente, quella che tante volte odio.
-Buona sera!!! cosa fai?- Mi chiese con voce suadente nascondendo qualcosa dietro la schiena.
-preparo dei moelleux, non senti il profumo?- Ma le mie labbra non ebbero il tempo di pronunciare l'ultima sillaba di quella domanda innocente quando, come accade spesso nel mio piccolo regno, qualcosa cambiò. La cucina venne invasa da una folta nebbia color nocciola, da un profumo intenso di cioccolato e da un vortice morbido e piumoso che lentamente ci risucchiò al suo interno.
-si, devo creare qualcosa di accogliente, morbido, piacevole- Affermò Michel Bras, l'inventore del moelleux au chocolat o come si chiamava al suo esordio "Fondant au chocolat".
-oui chef!!!- La risposta fu istintiva come l'avvicinarmi a quel tavolo da lavoro.
-Lo sapete tutti ormai, ma preferisco ripetermi per rafforzare il concetto. Mesi fa sono tornato a casa ero seduto in cucina con la mia cioccolata calda tra le mani e mentre il calore e l'odore del cacao scioglievano la mia lingua riscaldando anche l'atmosfera...affascinato da quel fluire morbido e setoso ho pensato che la cosa più bella che possa fare uno chef e dare forma alle sensazioni e alle emozioni attraverso il cibo...per questo non dobbiamo arrenderci ma tentare, sperimentare, creare e ricreare...provare all'infinito senza mollare- Raccontò con gli occhi colmi d'ispirazione, felicità e voglia di raggiungere il risultato perfetto.
-oui chef!!!- Un coro di voci rispose all'unisono muovendosi in varie direzioni per continuare a cucinare e sperimentare.
Poi, ad un tratto, il cucchiaio dell  chef affondò nella pasta biscotto facendo sgorgare una cascata di cioccolato setoso, liscio morbido. 
-siiiii!!! questo è il contrasto perfetto!! due strutture, due temperature e due consistenze. Il nucleo formato da una ganache di cioccolato congelato alla perfezione con la pasta biscotto che, una volta cotta, libera la sua morbidezza regalando una sensazione di pienezza. Assaggiate! Non vi sentite avvolti, protetti, caldi, inebriati?- Lo stupore era totale come la gioia di chi assaggiava quella delizia. Cosi, nel Aubrac in Aveyron, Massiccio Centrale della Francia, una giovane Cholé che, nel 1981 non era ancora nata, addentava orgogliosa il primo moelleux che si scioglieva in bocca come il più bello degli abbracci. Gli occhi chiusi per sentire ogni sfumatura e sensazione, le papille gustative in preda ad una danza di piacere e il cuore innamorato.
Purtroppo, però, la magia finì ben presto e quando l'ultimo pezzo scese lungo la gola i miei occhi si riaprirono trovando davanti a loro quell'ambiente familiare e un Edoardo che mi porgeva una scatola in velluto rossa.
-Sai, ho capito tante cose. Certo, forse le ho capite un po' tardi ma spero tu possa perdonarmi. Mi auguro che tu possa dimenticare tutti i baci rubati in questi mesi, il mio avvicinarmi e poi allontanarmi a causa di Cecilia, il mio essere inconcludente e altalenante, le delusioni che ti ho provocato-
-mah!!!-
-no, non dire nulla so cosa vuoi dirmi. A Natale ho portato lei qui...Ho sbagliato ma non avevo il coraggio di lasciarla dopo tutti questi anni. Ora però devi credermi perchè sono qui con questo regalo, senza di lei che ormai sa che tra di noi è finita da un pezzo. E voglio dirtelo in grande stile.
Chloé...io ti amo!!- Edoardo si piegò porgendo fiero la scatolina ormai aperta e voltandola mi mostrò l'anello più bello che io abbia mai visto. Poi prese con delicatezza la mia mano e guardandomi dritto negli occhi infilò l'anello al mio dito alzandosi.
-allora? anche tu mi ami-
-io.....io..........io.......-Il tempo sembrava essersi bloccato come la mia lingua che basita stentava ad aiutare le corde vocali a pronunciare quella parola.
Edoardo colse l'attimo mi baciò e accarezzandomi la guancia allontanò leggermente il viso senza però smettere di abbracciarmi e sorridente disse:
-lo prendo come un si!! Buon San. Valentino amore mio!-

Cari amici, l'avresti mai detto? 
Chloé, la cuoca più pasticciona, stramba e fantasiosa del web,
la donna curve e chili poggiati qua e là ha battuto la bionda mazza di scopa.
Eh bene si!!! Le cose a volte cambiano in meglio anche se, 
come sapete bene, manca la dolce Marie.
Ma questa è un'altra storia nel frattempo godetevi 
questi moelleux au chocolat.
Baci Chloé

lunedì 2 febbraio 2015

Abbattute anche le mura di Ninive, Califfato peggio dei Talebani



Due notizie, una più agghiacciante dell'altra dal Califfato Nero. La prima, una donna condannata
alla lapidazione perchè " prostituta " è riuscita a sopravvivere alla gragnuola di sassi ed stata graziata.
E' gravissima , ma viva.. La seconda, se vogliamo ben meno grave, ma ugualmente sconvolgente;
a Mosul, in Iraq, le mura dell'antica Ninive di tremila anni, nei pressi della grande Moschea della città, sono state abbattute a colpi di bulldozer dai miliziani del Califfato.
Le ragioni di questo scempio sono le stesse dei Talebani che nel marzo 2001 fecero saltare le statue
dei Budda di Bamyan, in Afghanistan.  In un certo senso sono ancora peggiori, perchè, quantomeno,
quei Budda rientravano in pieno nelle dimensioni di " idoli ", di effigi di una divinità ( anche se
Budda non è certo un dio ) in pietra oggetti di culto contro natura perchè solo ed unicamente
Allah può essere adorato.
Per la stessa ragione, due anni fa, gli jihadisti che si impadronirono del Mali, fecero saltare in aria 
i mausolei dei " santi " musulmani, vanto della città e bruciarono 2.000 libri antichi.
Le mura di Ninive ( antico nome di Mosul ) invece non avevano effigi, erano semplicemente parte delle 
imponenti mura di cinta della città assira che si estendevano per 12 km.. E mai sono state oggetto
di alcun tipo di culto. Perchè distruggerle quindi?
Perchè rappresentano agli occhi dei Jihadisti quel che resta dello splendore della capitale
del regno degli Assiri e della loro civiltà pagana che " inquina  con la sua presenza la grande 
moschea ". Quindi un simbolo del " regno della gahiliyya ", del " regno dell'ignoranza "idolatrica
che precedette Maometto e che da lui fu spazzata via.
Il problema drammatico è che queste follie violente non sono affatto patrimonio esclusivo
dei fanatici del Califfato Nero, ma sono condivise da una parte consistente del mondo musulmano,
a partire da quel regno dell'Arabia Saudita che pure considera il Califfato una minaccia da estirpare.
La follia iconoclasta e è infatti parte integrante dell'Islam wahabita, che ha il suo epicentro
in Arabia Saudita, a cui si ispirano i Fratelli Musulmani, che non si rivolge solo ai luoghi di culto
delle altre fedi. Si pensi che in Arabia Saudita è stata distrutta la prima moschea da Maometto e ora 
si vuole distruggere persino la sua casa natale. Ma quel che è più grave è che questa
 furia wahabita va ben oltre.
Due anni fa Abdul Aziz bin Abdullah, Gran Muffi dell'Arabia Saudita, la più alta autorità religiosa
del regno, emise infatti una fatwa che ingiungeva di " distruggere tutte le chiese cristiane nella
penisola arabica. "  Dato che in Arabia Saudita non esiste nessuna chiesa è evidente che la pretesa del
Gran Muffi saudita era di imporre agli altri regni ( gli emirati ) e repubbliche ( Yemen ed Oman ) della
penisola arabica di distruggere tutte le loro chiese. Quella fatwa era una risposta violenta alla inaugurazione
di una chiesa cattolica negli Emirati Arabi Uniti.
E non si tratta ovviamente solo delle mura delle chiese, che sono state fatte saltare con la dinamite
a Mosul e in tutto il territorio del Califfato.
Questo wahabismo unisce infatti nell'odio per i cristiani l'ideologia assassina del Califfato e una 
larga platea musulmana. Basta ricordare che ogni anno vengono massacrati 105.000 cristiani, quasi tutti
in terra d'Islam. Ma il mondo chiude gli occhi davanti al martirio di migliaia di cristiani ad opera dei
Boko Haram in Nigeria, alla persecuzione dei cristiani in atto da anni in Sudan ed anche di fronte agli 
attentati feroci dentro le chiese cristiane in Egitto, che ebbe, non a caso, il suo culmine durante il
periodo di governo dei Fratelli Musulmani.
L'incredibile crimine archeologico messo a segno a Mosul è solo la punta dell'iceberg di un
odio sanguinario di una parte dell'Islam nei confronti delle altre fedi. Una volontà di prevaricazione violenta, che si propaga proprio da un paese alleato dell'Occidente, senza che nessuno gliene chieda conto.
Perchè è noto, il petrolio " non olet "

( Immagini dal web)
( fonte Carlo Panella, Libero del 30 gennaio 2015 -Post realizzato 
da Antonella del blog "Il tempo ritrovato")